Cremona, nuovi lavori per il teleriscaldamento

Cremona. Il teleriscaldamento, ossia la distribuzione di acqua calda oppure vapore, prodotta dalla combustione dei rifiuti, avrebbe dovuto essere un bene per l’ambiente e anche per i portafogli dei cittadini che, invece, si sono ritrovati con costi superiori a quelli del riscaldamento a gas. Succede anche nelle case popolari di Cremona dove, le persone che vi abitano, sopravvivono con una misera pensione spesso non sufficiente per i fabbisogni quotidiani che possono andare dal cibo ai medicinali. Dunque, ricavare calore da fonti alternative a quelle fossili, con il teleriscaldamento, a Cremona si era rivelato un boomerang, perché i prezzi delle bollette erano fortemente lievitati. Ma proprio in questi giorni è partito un nuovo cantiere, vicino a Porta Po, per allargare la rete del teleriscaldamento cittadino, con le tubazioni che arriveranno fino alla ex caserma Manfredini dove si sta realizzando il nuovo campus del Politecnico, passando per via Massarotti. I lavori non saranno brevi e dureranno almeno quattro mesi e questo provocherà inevitabili ripercussioni sul traffico della zona, già al centro delle polemiche per le nuove ciclabili considerate non perfettamente sicure dagli utenti e che già sta soffrendo per la presenza di un cantiere. Ma le polemiche non si fermano qui e sono legate anche al nuovo impianto, contro cui si è schierato il comitato No Biometano, che suscita numerosi interrogativi: ci si chiede, infatti, anche se la localizzazione di questa nuova struttura sia stata effettivamente condizionata dalla ‘sinergia’ con l’inceneritore e l’impianto a biomasse legnose, dai quali il digestore trarrebbe il calore necessario al processo produttivo. Interrogativi che aspettano risposte da tanto, troppo tempo.