Cremona. Il ricordo della fuga da Istria, Fiume e Dalmazia è ancora vivo nei figli degli esuli che sfuggirono alle foibe del 1943 e del 1945, per mano del generale Tito, determinato a creare uno stato jugoslavo su terre che, in realtà, erano italiane. Per raggiungere questo obiettivo, Tito dovette annientare le popolazioni italiane, uccidendo numerosi cittadini. Per chi riuscì a sfuggire alle sue persecuzioni, rimane un ricordo vivido, ripercorso ogni anno durante la ricorrenza del 10 febbraio. Tiziano Bellini, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Cremona, descrive alle nuove generazioni il momento in cui la città del Torrazzo accolse con affetto e generosità la sua famiglia, un periodo che ha raccontato con commozione durante l’incontro “Da Fiume a Cremona: storia di un esule”. Ricordi che ancora oggi fanno male e commuovono i discendenti degli esuli sopravvissuti.
Martina Colucci



