Sono passati 18 anni da quando, quella mattina del 13 agosto del 2007, Chiara Poggi venne ritrovata senza vita nella sua casa di Garlasco, in provincia di Pavia, dove viveva con i genitori. 26 anni, una laurea e tanti progetti, tanti sogni spezzati, per sempre. Il suo fidanzato Alberto Stasi, allora 24enne studente della Bocconi, ora in semilibertà, è stato condannato in via definitiva per quel delitto così efferato. L’opinione pubblica si è spaccata fin dall’inizio sulla vicenda e continua a farlo, anche dopo che nei mesi scorsi, la Procura di Pavia ha iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, già finito due volte nelle indagini ma mai accusato. A distanza di anni, dunque, diversi elementi, dalle impronte su muro e porta alle macchie di sangue, tornano sotto i riflettori e rafforzano dubbi, incertezze su un caso che continua a riempire giornali, trasmissioni televisive, discorsi tra amici. C’è davvero un’altra verità? Quello che dicono le persone coinvolte corrisponde alle loro espressioni del viso, del corpo oppure no?
Sul caso soffia ancora il vento del dubbio, degli errori che sarebbero stati commessi durante le indagini. Approfondiamo l’argomento, legato alla comunicazione non verbale, con Gianluca Spina, già Ispettore di Polizia. L’analisi delle espressioni da parte degli esperti è fatta rallentando, analizzando frame per frame le immagini, come è stato illustrato nell’appuntamento, molto seguito, di Busseto.


