Il taglio annunciato alla PAC, la Politica Agricola Comune dell’Unione Europea, preoccupa profondamente anche la Lombardia, una delle regioni più agricole e produttive d’Europa. La riforma prevede una riduzione del 20% dei fondi e l’accorpamento con altri strumenti di coesione, una scelta che rischia di penalizzare soprattutto le realtà più strutturate, ma anche quelle più virtuose. Tra queste, spicca la Franciacorta, simbolo dell’enologia italiana, dove ogni anno si producono oltre 18 milioni di bottiglie di spumante metodo classico. Un comparto ad alta specializzazione che ha investito in qualità, sostenibilità e internazionalizzazione, e che ora potrebbe veder rallentare la sua crescita proprio per la mancanza di strumenti certi di supporto.
Ma le ricadute toccano anche il territorio cremonese, cuore della pianura padana, dove l’agricoltura resta un presidio fondamentale per l’economia locale. Qui si coltivano cereali, foraggi, e si allevano bovini da latte che alimentano filiere come quella del Grana Padano. Senza i fondi della PAC, a rischio non ci sono solo gli investimenti, ma anche la tenuta delle imprese di piccole e medie dimensioni, già alle prese con margini ridotti, rincari energetici e pressioni internazionali.
Ridurre il peso dell’agricoltura nei bilanci europei significa indebolire la sovranità alimentare, aumentare la dipendenza dall’estero e mettere in crisi territori come la Franciacorta e Cremona. E se la Lombardia teme un contraccolpo economico e ambientale, l’allarme si estende anche all’Emilia-Romagna, altra regione simbolo dell’agroalimentare italiano, dove la preoccupazione per il futuro delle imprese agricole ha già portato Coldiretti a mobilitare centinaia di produttori. Un fronte comune del Nord produttivo che chiede all’Europa di non voltare le spalle alla terra.



