Il Parco Regionale dell’Adamello torna al centro del dibattito dopo l’approvazione da parte dell’assemblea della Comunità Montana di una proposta che punta a ridurre l’estensione dell’area protetta, escludendo i centri abitati di 19 comuni camuni che si trovano sotto i 1.600 metri di altitudine. Non si tratta di una cancellazione ufficiale, ma di un cambio di approccio che ridefinisce di fatto il perimetro del Parco, permettendo a molte zone urbanizzate di uscirne. I promotori della modifica parlano di semplificazione burocratica e di un’opportunità per lo sviluppo del territorio, oggi frenato da vincoli ambientali considerati troppo rigidi. Ma il fronte contrario è ampio e agguerrito: Legambiente, il CAI, Europa Verde e altre associazioni accusano le istituzioni locali di voler indebolire le tutele ambientali per favorire operazioni immobiliari e nuove costruzioni. In gioco c’è il futuro di uno dei parchi regionali più estesi e importanti della Lombardia, un polmone verde di oltre 50 mila ettari ricco di biodiversità, sentieri e specie protette. Mentre si moltiplicano le prese di posizione e le richieste di fare un passo indietro, resta forte il timore che una volta aperto il varco, la spinta verso la cementificazione possa diventare irreversibile. E che la tutela della montagna venga sacrificata in nome di interessi a breve termine.



