INCENERITORE DI CREMONA: A2A PARLA DI VAPORE

Cremona. “È solo vapore acqueo”. Così A2A ha risposto alle segnalazioni dei cremonesi che nei giorni scorsi hanno visto e sentito dense colonne e rumori dall’inceneritore di San Rocco. Secondo il comunicato, si tratterebbe di semplici operazioni tecniche: soffiature dei nuovi condotti, due volte al giorno, con acqua ultrapura e gas naturale. Niente combustione di rifiuti, nessun rischio per la salute. Tre minuti a botta, garantisce l’azienda.

Peccato che a circa mille metri dall’impianto vivano le prime famiglie e che l’inceneritore non sia esattamente una pentola di vapore, ma un impianto che ogni anno brucia 71 mila tonnellate di rifiuti urbani, senza contare le partite di plastica e immondizia che arrivano anche da fuori provincia. E allora, ci si chiede: se brucia plastica, rifiuti speciali e indifferenziata, com’è che a Cremona si debba parlare solo di innocuo vapore?

Il paradosso resta: mentre il Comune promette una transizione ecologica e la chiusura al 2029, l’inceneritore continua a pesare sul territorio. Produce sì calore, ma copre appena il 30% del teleriscaldamento: il resto è metano pagato a caro prezzo dai cittadini, insieme alla sovrattassa per chi si allaccia alla rete. Intanto Cremona resta in cima alle classifiche nazionali per polveri sottili e registra un aumento dei tumori polmonari, un dato che alimenta le preoccupazioni dei residenti.

E non è finita: l’ISPRA aveva già bollato l’impianto come obsoleto, mentre A2A, con 864 milioni di utile netto nel 2024, non pare intenzionata a mollare. Anzi, investe ancora sull’inceneritore. A questo punto la vera domanda non è se il fumo fosse vapore, ma fino a quando i cittadini dovranno convivere con questa contraddizione: bollette più care, aria più pesante e tante risposte che non arrivano.