NUCLEARE IN ITALIA: PIAZZA E VATICANO CHIEDONO DISARMO

Dalla diplomazia vaticana alle piazze italiane, cresce l’appello contro la minaccia atomica. Alla sede delle Nazioni Unite, monsignor Gabriele Caccia, osservatore permanente della Santa Sede, ha definito l’abolizione delle armi nucleari “un imperativo morale urgente”. L’arcivescovo ha denunciato la corsa globale al riarmo e il rischio sempre più concreto legato all’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi di comando nucleare, che “riduce la supervisione umana e aumenta il pericolo di errori irreversibili”.

Un monito che risuona anche in Italia, dove domani – venerdì 24 ottobre – attivisti, pacifisti e associazioni antimilitariste terranno presidi davanti alle basi di Ghedi e Aviano, per chiedere accertamenti sulla presenza di armamenti nucleari statunitensi. A Ghedi, in provincia di Brescia, secondo fonti internazionali sarebbero custodite una trentina di testate nucleari americane B61, pronte all’impiego tramite velivoli F-35A italiani abilitati al trasporto e al rilascio delle bombe.

Le denunce depositate dai manifestanti chiedono alla magistratura di verificare la presunta violazione della legge 185/90 e dei trattati internazionali sulla non proliferazione.

Mentre il Vaticano invita gli Stati a una “sicurezza centrata sull’uomo”, fondata sulla pace e non sulla minaccia di distruzione, la società civile torna a chiedere trasparenza e disarmo.