Con il Decreto Milleproroghe, l’Italia compie un grave passo indietro sul fronte dei diritti degli animali e della ricerca etica. Vengono cancellati i divieti sui test animali per le sostanze d’abuso e sugli xenotrapianti, misure introdotte oltre dieci anni fa per limitare pratiche crudeli, costose e scientificamente superate. Una scelta che riapre la porta alla sperimentazione e alla vivisezione, nonostante i numerosi studi che ne evidenziano l’inutilità per la salute umana. I modelli animali, soprattutto in questi ambiti, si sono dimostrati poco affidabili e spesso fuorvianti, rallentando il progresso invece di favorirlo. Nel frattempo, la ricerca moderna offre alternative più efficaci e sicure, basate su tecnologie human-based e metodi animal-free, già sostenuti in molti Paesi europei. A fronte di questo scenario, associazioni come LAV continuano a denunciare una scelta che alimenta sofferenza inutile e spreco di risorse pubbliche. In questo clima di forte contestazione contro la sperimentazione animale, continuano anche a Parma le proteste per chiedere la liberazione dei sei macachi coinvolti nel progetto Light-up dell’Università. Nel laboratorio dell’Università di Parma, i macachi vengono usati per esperimenti di neuroscienze invasive: gli viene aperto il cranio dove vengono impiantati dispositivi metallici permanenti. In alcuni casi sono inserite telecamere o elettrodi direttamente nel cervello per registrare l’attività neuronale mentre l’animale esegue compiti forzati. Questi interventi sono irreversibili e comportano dolore, stress e rischio di infezioni. Gli animali vivono chiusi in laboratorio da molti anni. Il progetto è stato sospeso due volte per la sua invasività e purtroppo è stato poi riattivato e prorogato per altri tre anni. Al termine degli esperimenti, i macachi possono essere soppressi. Per questo le associazioni chiedono la liberazione immediata. La battaglia ora si sposta in Parlamento, con l’obiettivo di fermare una deriva che penalizza gli animali, la scienza e la stessa tutela della salute.



