La Regione Lombardia mette mano al nodo più visibile della sanità pubblica: le liste d’attesa. Negli indirizzi di programmazione per il 2026, approvati in Giunta su proposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, arriva una sperimentazione da 15 milioni di euro: sarà il call center regionale a gestire un “percorso di tutela” per chi non riesce a trovare appuntamenti nei tempi prescritti. In pratica, se la ricetta ha priorità B, cioè entro dieci giorni, e non c’è posto, l’utente verrà indirizzato alla struttura disponibile più vicina al domicilio, all’interno dell’ambito di garanzia dell’ATS. La misura riguarda cinque prestazioni considerate tra le più critiche: prime visite otorino, ortopedico-traumatologica, urologica, cardiologica con elettrocardiogramma e neurologica. Le regole ribadiscono inoltre che le strutture non possono chiudere le agende di prenotazione: la legge prevede sanzioni per chi lo fa, anche se restano previste agende dedicate ai pazienti già in cura. E sul fronte dei controlli, continua il monitoraggio sulle prestazioni SSN: se emergono criticità persistenti, sono previsti interventi più rigidi, con conseguenze anche sul punteggio dei direttori generali degli ospedali.



