L’ADDIO A DAVIDE BARBIERI, CREMONA STRETTA NEL SILENZIO

Cremona. Il bianco dei fiori, il colore dei sogni che hanno ancora il sapore dell’adolescenza. Intorno, fotografie che fermano il tempo: un sorriso aperto, gli amici, la moto. Frammenti di una vita che fino a pochi giorni fa correva veloce.

La chiesa di Cristo Re, a Cremona, è piena in ogni ordine di posti. Ci sono compagni di classe con gli occhi lucidi, insegnanti che faticano a trovare uno sguardo fermo, genitori che osservano quei ragazzi e trattengono il fiato. È il giorno dell’ultimo saluto a Davide Barbieri, 18 anni appena compiuti lo scorso ottobre, studente dell’ultimo anno al liceo Aselli. Quest’anno sarebbe stato quello della sua maturità.

Lunedì, poco dopo l’uscita da scuola, stava tornando a casa sulla sua moto. Erano le prime ore del pomeriggio, la luce piena di una giornata qualunque. Poi l’impatto: prima contro un’auto parcheggiata, poi contro un palo. Una dinamica improvvisa, violenta, che non gli ha lasciato scampo.

Da allora Cremona vive in una dimensione sospesa. La camera ardente allestita all’Ospedale Maggiore è stata meta continua di ragazzi arrivati in silenzio, qualcuno con un casco sottobraccio, molti incapaci di accettare quanto accaduto. Oggi quel dolore si è fatto collettivo.

Durante la celebrazione, parole che non cercano spiegazioni ma conforto. La vicinanza alla mamma Mara, al papà Dennis, alla sorella Giorgia. Il ricordo di un ragazzo descritto come luminoso, attento agli altri, legato alla famiglia, con quella passione per le due ruote che era libertà e identità.

Tra i banchi anche il dirigente del liceo Aselli con una delegazione di docenti e studenti. Presenti anche tanti ragazzi dell’Anguissola, la scuola frequentata dalla sorella, e da tanti altri istituti cittadini. Volti giovanissimi segnati da una consapevolezza nuova, quella che la vita può cambiare in un istante.

E quando la bara ha attraversato la navata centrale, il silenzio si è fatto ancora più denso. All’esterno, ad attendere, una fila di moto. I motori si sono accesi insieme, uno dopo l’altro. Un suono potente, vibrante, che ha riempito il piazzale come un ultimo messaggio per chi delle due ruote aveva fatto una passione profonda. Caschi sollevati, applausi lunghi, lacrime che scorrono senza più argini.

Poi il corteo verso il Cimitero Monumentale. Le moto che accompagnano per un tratto, la città che osserva, si ferma, abbassa lo sguardo.

Resta il dolore, immenso. Ma resta anche l’abbraccio di una comunità che oggi si è stretta attorno a una famiglia e ai suoi ragazzi, nel tentativo, fragile ma necessario, di trasformare la tragedia in memoria e la memoria in speranza.