CREMONA, FONDI TAMOIL E RIFORESTAZIONE URBANA

Cremona. Si torna a parlare dei fondi Tamoil e del progetto di riforestazione urbana che dovrebbe trasformare Cremona in un “polmone verde”. Un’immagine suggestiva, ma che rischia di restare più simbolica che concreta, almeno nel breve periodo. Il piano prevede la messa a dimora di circa 850 nuovi alberi. Si tratta però di giovani piantine che, per contribuire davvero all’assorbimento della CO₂ e alla produzione di ossigeno, avranno bisogno di anni, se non decenni. Nel frattempo, l’emergenza ambientale legata all’ex raffineria resta attuale. C’è poi un altro elemento centrale: queste risorse derivano da un risarcimento ottenuto dopo anni di battaglie legali per il disastro ambientale. Fondi che nascono quindi da un danno reale al territorio e alla falda, e che oggi vengono destinati in parte alla riqualificazione urbana, con interventi su piazza Roma e piazza Castello. Intanto però la barriera idraulica, che dovrebbe contenere l’inquinamento, continua a sollevare dubbi. Relazioni tecniche e segnalazioni indicano che il sistema non intercetta completamente il surnatante, con tracce di idrocarburi che continuano a muoversi verso l’area della Canottieri Bissolati. Il risultato è un evidente scarto tra il racconto di una città che si rigenera attraverso il verde e una realtà in cui la falda resta esposta a criticità ambientali non ancora risolte. Il rischio è che risorse nate per riparare un danno ambientale vengano percepite come interventi di superficie, mentre il problema più profondo resta aperto.