Il ritorno al nucleare riapre una ferita che in Italia non si è mai davvero chiusa. Era il 26 aprile 1986 quando l’esplosione del reattore numero 4 della Centrale nucleare di Chernobyl mostrò al mondo quanto potesse essere devastante un incidente atomico. Da allora gli italiani hanno detto due volte no al nucleare, nel 1987 e nel 2011, scegliendo di abbandonare questa strada. Eppure oggi il tema torna con forza. Nei piani energetici si ipotizza la costruzione di decine di nuovi impianti entro il 2050, senza però indicazioni chiare su dove verrebbero realizzati. Tra le ipotesi circolate, anche il territorio lungo il Po, con Cremona che potrebbe essere coinvolta. Intanto il passato è ancora presente: nella Centrale nucleare di Caorso restano stoccate scorie radioattive, a testimonianza di un problema mai completamente risolto. E proprio la gestione dei rifiuti nucleari, insieme ai rischi legati alla sicurezza e alla dipendenza dall’estero per l’uranio, continua a preoccupare. Tra esigenze energetiche e rischi concreti, il ritorno al nucleare divide e riapre una domanda che resta attuale: è davvero una strada sicura per il futuro?



