Cremona A Cremona si annuncia con orgoglio il piano da 2 milioni e 400 mila euro per piantare 850 nuovi alberi grazie ai fondi ottenuti dal caso Tamoil. Ma dietro quei soldi c’è una storia che in molti sembrano dimenticare: non fu il Comune ad avviare la battaglia giudiziaria, ma il cittadino Gino Ruggeri, che si costituì parte civile nel processo per il disastro ambientale causato dall’inquinamento della falda da idrocarburi provenienti dagli storici depositi Tamoil. Un processo che portò alla condanna definitiva per disastro ambientale. E attenzione: il problema dell’inquinamento non appartiene solo al passato. Secondo diverse denunce e monitoraggi, la contaminazione della falda continuerebbe ancora oggi, con una barriera idraulica ritenuta da molti insufficiente a contenere completamente gli inquinanti. Ed è qui che nasce la critica durissima del Movimento per la Riqualificazione dell’Ospedale di Cremona. Da una parte si investono milioni per aumentare il verde urbano, riconoscendo quanto sia prezioso per salute e ambiente. Dall’altra però il progetto del nuovo ospedale prevede l’abbattimento di circa 400 alberi maturi, molti presenti dal 1969, all’interno di uno dei polmoni verdi più importanti della città. La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: che senso ha celebrare la riforestazione urbana, se poi si distrugge un ecosistema già esistente senza avere mai verificato pubblicamente se demolire fosse davvero l’unica scelta possibile?



