22 GIUGNO, L’EUROPA DAVANTI ALL’ORRORE DI SARAJEVO

Il 22 giugno l’inchiesta sui cosiddetti “cecchini del weekend” approderà all’Eurojust dell’Aia, il principale organismo europeo di coordinamento giudiziario. Magistrati e investigatori provenienti da sei Paesi si confronteranno su una delle vicende più sconvolgenti emerse dagli anni della guerra nei Balcani: il sospetto che cittadini europei, compresi alcuni italiani, abbiano pagato per raggiungere Sarajevo assediata e sparare contro la popolazione civile. Un’accusa che, se confermata, descriverebbe non soltanto un crimine di guerra, ma una forma estrema di disumanità. Mentre migliaia di persone vivevano sotto le bombe, cercando di sopravvivere senza acqua, cibo ed elettricità, qualcuno avrebbe trasformato quella tragedia in un passatempo sanguinario, prendendo di mira uomini, donne e bambini come fossero bersagli da poligono. L’indagine partita dalla Procura di Milano conta attualmente quattro italiani indagati per omicidio volontario, ma le verifiche si stanno allargando anche ad altri Paesi europei. Austria, Belgio, Bosnia e altre nazioni stanno infatti raccogliendo testimonianze e riscontri su quella che appare come una rete internazionale di presunti “turisti della guerra”. A più di trent’anni dai fatti, ottenere prove definitive non sarà semplice. Tuttavia, il vertice dell’Aia rappresenta un passaggio decisivo. Perché oltre alla ricerca delle responsabilità individuali, c’è la necessità di restituire verità e giustizia alle vittime di uno degli assedi più drammatici della storia europea contemporanea. Una ferita che il tempo non ha cancellato e che oggi l’Europa è chiamata ad affrontare senza più voltarsi dall’altra parte.