SCUOLE NEL FORNO, STUDENTI ALLO STREMO: A CREMONA SI STUDIA TRA CALDO E VENTAGLI

Aule trasformate in serre, studenti costretti a seguire le lezioni tra ventagli improvvisati, bottigliette d’acqua e finestre spalancate. L’ondata di caldo che sta investendo la Lombardia mette sotto pressione anche le scuole di Cremona e provincia, dove molti edifici risalgono agli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e non sono stati progettati per affrontare temperature così elevate. Secondo gli ultimi dati disponibili, solo una minima parte delle scuole lombarde dispone di impianti di raffrescamento o ventilazione. Il risultato è che, proprio nelle settimane finali dell’anno scolastico, migliaia di ragazzi si trovano a seguire le lezioni in condizioni sempre più difficili. Restare concentrati diventa complicato quando il termometro supera abbondantemente i trenta gradi e nelle classi l’aria diventa pesante e soffocante. Una situazione che preoccupa soprattutto per gli studenti più fragili, per chi soffre di particolari patologie e per i ragazzi con disabilità, che possono risentire maggiormente delle temperature elevate. Ma il problema riguarda anche insegnanti e personale scolastico, chiamati a trascorrere intere giornate in ambienti spesso poco ventilati. A Cremona, dove in questi giorni si registrano temperature tipicamente estive già dalle prime ore del mattino, il tema riaccende il dibattito sullo stato dell’edilizia scolastica. Molti istituti necessitano infatti di interventi di ammodernamento non solo sul fronte energetico, ma anche per garantire condizioni adeguate di benessere e sicurezza. Perché studiare con il caldo è difficile, ma quando nelle aule si arriva a boccheggiare il rischio è che a rimetterci siano prima di tutto attenzione, apprendimento e salute.