Cremona. A più di tre secoli di distanza, c’è ancora un mistero che avvolge Antonio Stradivari: che cosa rende così speciali i suoi violini?
Una delle ipotesi più affascinanti riguarda il legno. Stradivari utilizzava soprattutto abete rosso per la tavola armonica e acero per fondo, fasce e manico. Alcuni studi hanno scoperto nei suoi strumenti tracce di trattamenti chimici del legno: sali e altre sostanze che potrebbero averne modificato nel tempo le proprietà acustiche.
Poi c’è il grande enigma della vernice. Per secoli si è raccontato che Stradivari possedesse una formula segreta, perduta con la sua morte. Le analisi moderne hanno ridimensionato la leggenda: le sostanze utilizzate non sembrano così misteriose e comprendono oli, resine e pigmenti conosciuti all’epoca. Eppure riprodurre esattamente il risultato resta tutt’altro che semplice.
C’è persino chi ha chiamato in causa il clima: Stradivari lavorò durante la cosiddetta Piccola Era Glaciale, quando le temperature più basse avrebbero potuto rallentare la crescita degli alberi e produrre un legno con caratteristiche particolari.
Legno, vernice, trattamenti chimici, clima o semplicemente l’abilità irripetibile di un maestro?
Dopo trecento anni, il vero “segreto di Stradivari” continua ancora a far discutere scienziati e liutai di tutto il mondo.



