Vicenza. La Corte D’assise di Vicenza ha condannato 11 dei 15 manager dell’ex fabbrica Miteni per l’inquinamento da composti perfluoroalchilici, i cosiddetti “Pfas”, che aveva interessato varie province del Veneto, per un’estensione di 100 chilometri quadrati, e 350mila cittadini. Quattro gli imputati assolti: erano sei le richieste di proscioglimento della Procura. Il caso era scoppiato nel 2013, quando la Regione venne informata dal Ministero dell’Ambiente sulla presenza di Pfas in concentrazioni “preoccupanti” nelle acque potabili di alcuni comuni. La Corte ha stabilito anche i risarcimenti per oltre 300 parti civili, fra privati ed enti pubblici: 58 milioni sono stati riconosciuti al Ministero dell’Ambiente, 6,5 milioni alla Regione Veneto, 800 mila euro all’agenzia per l’ambiente Arpav. Per le singole persone, in particolare per le le “Mamme” che si erano mobilitate, i risarcimenti vanno dai 15 ai 20mila euro. Così come sono stati ristorati comuni, società idriche e Provincia di Vicenza. Alla lettura della sentenza, tra commozione e volti tesi, proprio le centinaia di persone presenti hanno applaudito la decisione della Corte. La sentenza di oggi, che riconosce il reato di disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque, è un passaggio fondamentale di giustizia per le comunità venete colpite, per tutti coloro che hanno lavorato con impegno alla ricerca della verità e rappresenta un precedente importante per casi analoghi.



