FARMACI DI USO COMUNE E CARENZE NUTRIZIONALI

Molti farmaci di uso comune, se assunti a lungo termine, possono compromettere l’assorbimento di vitamine e minerali fondamentali per la salute. Si tratta di un effetto collaterale poco noto ma sempre più riconosciuto nella pratica clinica, che può contribuire allo sviluppo di condizioni croniche o peggiorarne l’evoluzione. Il dottor Fabio Busacchini sottolinea l’importanza di considerare questo aspetto in un’ottica di medicina preventiva e funzionale. Tra i farmaci più frequentemente coinvolti si trovano gli inibitori di pompa protonica, utilizzati per gastrite e reflusso; la metformina, impiegata nel diabete di tipo 2; i diuretici, prescritti per l’ipertensione; e gli anticoagulanti orali. Queste categorie possono interferire con l’assorbimento della vitamina B12, della vitamina K, del magnesio e di altri micronutrienti, alterando lentamente ma progressivamente l’equilibrio nutrizionale dell’organismo. Tali carenze sono spesso silenziose, difficili da riconoscere subito, e possono manifestarsi con sintomi sfumati come stanchezza, irritabilità, crampi muscolari, problemi di concentrazione, alterazioni del ritmo cardiaco o della coagulazione. Per questo è fondamentale valutare periodicamente lo stato nutrizionale dei pazienti sottoposti a terapie croniche. Il monitoraggio ematochimico dei principali micronutrienti a rischio – in particolare vitamina B12, magnesio, vitamina D e K – permette di individuare squilibri prima che si traducano in disturbi clinici più seri. In presenza di deficit confermati, l’intervento più indicato non è la sospensione del farmaco, ma la correzione attraverso l’integrazione mirata, che deve sempre essere personalizzata e basata su parametri oggettivi.