Compost contaminati: società con sede anche a Castelvetro

Brescia/Piacenza Ha una sede operativa anche a Castelvetro, nel piacentino, Sovea società incaricata da diverse multiutility di ritirare rifiuti vegetali e trasformarli in compost per concime campi, il cui impianto di Ghedi nel bresciano è stato posto sotto sequestro dalla forestale di Brescia e Vobarno e dal nucleo operativo e radiomobile di Verolanuova. I sigilli sono stati messi su un’area di 9600 metri quadrati in un impianto da quale usciva un compost contaminato da plastiche, vetro e idrocarburi in quantità fino a 12 volte superiori ai limiti di legge. Sui campi della Bassa Bresciana e del piacentino finiva quindi un compost a base di idrocarburi e metalli pesanti in quantità ben oltre i limiti venduto a prezzi irrisori agli agricoltori a differenza dei fertilizzanti che solitamente hanno un prezzo di acquisto molto elevato. Le indagini su Sovea erano partite nel maggio 2021, dopo che un cittadino aveva segnalato la presenza di materiali anomali all’interno del compost distribuito nei campi, indicando di aver trovato piccoli pezzi plastica e vetro ed addirittura una batteria stilo. Segnalazioni che hanno fatto scattare una serie di approfondimenti e indagini culminate lo scorso 13 ottobre con il sequestro dell’impianto di compostaggio di Ghedi. Sovea inoltre nel 2018 presentò un progetto per la realizzazione di un impianto di compostaggio anche in territorio cremonese, a Crotta d’Adda, ma venne bocciato dopo le proteste dei cittadini e il no del Comune. Un’indagine, quella di questi giorni, che riporta alla mente la vicenda della WTE di Quinzano che tra il 2017 e il 2018 ha commercializzato 150 mila tonnellate di fanghi tossici finiti anche sui campi del cremonese Il titolare della Wte, Giuseppe Giustacchini è stato condannato ad un anno e 4 mesi dal tribunale di brescia: a suo carico erano emerse intercettazioni agghiaccianti. Il giro di affari associato alla filiera del trattamento e riciclo dei materiali è molto ampio e spesso, nella gestione illecita degli scarti, si insinua un business per arricchirsi a danno di chi opera nella legalità e dei cittadini che ignari consumano prodotti della terra concimati con veleni.