Cremona L’assessore al Welfare Guido Bertolaso è arrivato ieri a Cremona per verificare l’avanzamento dei lavori della Casa di Comunità, dell’Ospedale di Comunità e del nuovo Pronto Soccorso. Sulla struttura attuale — che ha poco più di quarant’anni ed è pienamente funzionante — si stanno concentrando investimenti importanti: solo il Pronto Soccorso vale oltre 9 milioni di euro, mentre l’intero piano di riqualificazione della rete territoriale e ospedaliera ammonta a decine di milioni. Parallelamente, la Regione accelera sul progetto del nuovo ospedale, che sfiora ormai il miliardo di euro e prevede circa 500 posti letto. Una cifra imponente, cresciuta sensibilmente rispetto alle stime iniziali, che impone alcune domande: quale sostenibilità avrà questa operazione? E perché correre così tanto verso una nuova struttura mentre si continua a investire massicciamente nell’attuale? Bertolaso punta a chiudere l’intero iter autorizzativo già entro gennaio, per poi avviare gara e cantieri tra fine 2026 e 2027. Una tempistica serrata, mentre il Comitato per il mantenimento dell’ospedale attuale continua a sottolineare che l’esigenza primaria del territorio non è un nuovo edificio, ma servizi funzionanti, personale adeguato e tempi di attesa più brevi. Il rischio evidenziato da più parti è chiaro: senza un piano reale su risorse, reparti e organici, una struttura nuova e costosissima potrebbe trasformarsi in una “cattedrale nel deserto”, moderna nell’architettura ma povera di servizi e professionalità. A tutto questo si aggiunge un altro elemento: i costi del progetto stanno lievitando rapidamente, mentre la sanità lombarda affronta criticità quotidiane su pronto soccorso, medicina territoriale e carenza di medici di base. In questa fase, più che celebrare nuovi cantieri, resta fondamentale chiarire quale sanità si vuole costruire: un ospedale moderno e sostenibile o un’opera monumentale che rischia di non rispondere ai bisogni reali dei cittadini.



