ANCHE NEL PIACENTINO COMUNI “NON PIU’ MONTANI”

Una nuova normativa nazionale, destinata a valere per tutti i Comuni italiani, rischia di cambiare profondamente la mappa delle aree montane del Paese. Il disegno di legge sulle aree montane, promosso dal ministro Roberto Calderoli, introduce nuovi criteri altimetrici e geografici che potrebbero escludere decine di Comuni dai benefici riservati alla montagna passando dagli attuali 4201 comuni montani a 2.844. Secondo le stime di UNCEM, l’impatto in Emilia-Romagna sarebbe particolarmente pesante: oltre il 40% dei Comuni oggi classificati come montani perderebbe lo status, passando da 121 a circa 71. Una riduzione drastica che comporterebbe l’esclusione da una quota rilevante dei 200 milioni di euro di fondi nazionali destinati alle aree interne. Nel Piacentino le conseguenze sarebbero concrete e immediate. Comuni come Bobbio, Alta Val Tidone, Travo, Bettola, Gropparello e Vernasca rischiano di non essere più considerati montani, pur vivendo da sempre le stesse fragilità: strade difficili da mantenere, servizi costosi (come sanità e scuole) e rischio idrogeologico elevato. I nuovi criteri si basano su percentuali rigide di territorio sopra i 600 metri, pendenze minime e altimetria media, parametri che secondo molti amministratori misurano i territori con il metro, ma non la realtà quotidiana. La protesta è trasversale: perdere lo status di Comune montano significa meno risorse, meno manutenzione, più isolamento, soprattutto in aree già colpite da frane e alluvioni. Una norma nazionale che, se confermata, rischia di trasformare la montagna solo sulla carta, lasciando però irrisolti — e anzi aggravando — i problemi reali delle comunità dell’Appennino, a partire da Piacenza.