SEVIZIE IN ALLEVAMENTO: LA CONDANNA A MANTOVA

Mantova. Calci sferrati con violenza contro maiali incapaci di difendersi. Animali afferrati e scaraventati nei recinti come oggetti. E ancora, pratiche eseguite senza alcuna cautela sanitaria, né rispetto per il dolore.

È questo il quadro emerso dal processo che si è svolto al Tribunale di Mantova, concluso con la condanna di un operaio per il reato di maltrattamento di animali. Le immagini, raccolte dall’associazione Essere Animali, sono arrivate fino agli onori della cronaca nazionale, e avevano lasciato indignati milioni di spettatori.

Nei filmati si vede la castrazione di un maiale di tre mesi praticata senza anestesia né analgesia, e per di più non da un veterinario, come invece previsto dalla normativa per animali di quell’età. Un intervento invasivo, effettuato in modo irregolare. Un’operazione barbara e senza scrupoli.

In un altro episodio, un piccolo suino con un grave prolasso viene sottoposto a un intervento di fortuna: l’intestino fuoriuscito viene reinserito manualmente e l’orifizio anale chiuso con una spilla da balia, senza antidolorifici e senza assistenza medica. Sia quell’animale sia il suino castrato sono poi morti.

Le riprese mostrano anche una prassi più che macabra macabra: testicoli e code amputate ai giovani suini gettati nella mangiatoia della scrofa.

Il giudice ha parlato di condotte “connotate da violenza gratuita”, del tutto sproporzionate rispetto alle esigenze dell’allevamento, e ha escluso che si trattasse di episodi isolati, riconoscendo invece una gestione abituale improntata alla brutalità.

L’imputato è stato condannato a 14 mila euro di multa e al pagamento delle spese processuali. Niente sospensione condizionale della pena né non menzione nel casellario, anche per l’assenza di segnali di pentimento. Per un ulteriore capo d’imputazione, relativo alla detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, è intervenuta la prescrizione. Una pena che da molti telespettatori sarebbe stata definita troppo lieve per la disumanità degli atti commessi.

Secondo Essere Animali, questa sentenza rappresenta solo una parte di un problema più ampio che riguarda il sistema degli allevamenti intensivi e le condizioni di lavoro al loro interno, spesso caratterizzate – denuncia l’associazione – da carenza di personale e forti pressioni produttive.

Un altro procedimento, relativo a un allevamento in provincia di Verona riconducibile agli stessi titolari, si è chiuso con la messa alla prova dell’imputato. Secondo “essere animali” questa misura non rende giustizia agli animali che sono stati sottoposti a conseguenze indicibili anche il questo secondo allevamento.