La Valle del Po come osservatorio di un problema che riguarda l’intera Europa. È qui, tra allevamenti intensivi, campi e corsi d’acqua, che Greenpeace ha scelto di portare una parte del proprio media tour dedicato all’inquinamento da nitrati.
Nel mirino c’è soprattutto il territorio cremonese, caratterizzato da un’elevata concentrazione di allevamenti suinicoli e da un’agricoltura fortemente legata alla zootecnia. Il tema è quello della gestione dei reflui e dell’apporto di azoto nei terreni: quando la quantità supera la capacità di assorbimento del suolo, nitrati e altri composti possono raggiungere le acque superficiali e sotterranee.
Una questione ambientale, ma anche economica e sanitaria. Secondo i dati citati dall’associazione e attribuiti al rapporto Europe’s Environment 2025 dell’Agenzia europea dell’ambiente, l’agricoltura rappresenta la principale fonte di pressione sulle acque superficiali e sotterranee dell’Unione. L’inquinamento da azoto e fosforo avrebbe inoltre un costo superiore ai 22 miliardi di euro ogni anno, con la gran parte della spesa sostenuta dalla collettività.
Il caso cremonese si inserisce dunque in una discussione europea molto più ampia: da una parte la necessità di sostenere la competitività del comparto agricolo, dall’altra quella di ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti e garantire acqua sicura.
E proprio la Valle del Po diventa così uno dei territori chiamati a raccontare il difficile equilibrio tra produzione alimentare, tutela dell’ambiente e salute pubblica.



