Mad Agriculture: l’alternativa sostenibile all’industria dei mangimi

Dal Colorado arriva una possibile soluzione per diminuire i forti impatti ambientali causati dall’industria dei mangimi per animali. Trasformare gli scarti di cibo in proteine, coltivando all’interno del rifiuto larve che vengono successivamente essiccate e utilizzate come mangime per animali.

Grazie all’iniziativa di Phil Taylor, Xavier Rojas e Rob Walcott, tre giovani che hanno deciso di fondare nel 2015 Mad Agriculture, un progetto che mira a creare un prodotto alimentare per gli animali da allevamento,  alternativo a quello industriale. Il materiale viene inserito in una cisterna da circa 20 tonnellate, dove vengono posizionate le larve, che trovano un habitat ideale per riprodursi e che in poco tempo divorano la sostanza organica riducendola in un composto semiliquido.

systemAllevando un insetto chiamato Black Soldier Fly, estremamente efficiente nel convertire lo scarto in proteine, riusciamo a ottenere da mezzo chilo di uova di larva circa 15 chili di proteine in meno di 14 giorni. Il risultato finale è una sostanza composta per il 65% di proteine e per il 35% da grasso, molto funzionale quindi per gli allevamenti”.

Mad Agriculture si pone come alternativa all’industria di mangimi tradizionali, che utilizza cereali e piante erbacee come la soia, ma anche piccoli pesci.

Molte persone non sanno che molti mangimi sono composti da acciughe, sardine, aringhe, che sono state pescate negli ultimi 100 anni con ritmi che hanno portato gravi danni all’ecosistema. Questi pesci sono alla base della catena alimentare del sistema marino e noi non ne abbiamo tenuto conto per troppo tempo.

M come avviene questa trasformazione? Per favorire la riproduzione delle larve è necessario innanzitutto prendere in considerazione la temperatura. Secondo alcuni studi infatti i tempi di produzione delle larve sono strettamente legati alla condizione termica in cui avviene il processo. Il grillo domestico, ad esempio, riesce in circa otto settimane a riprodursi in un ambiente con una temperatura di 30°C, mentre può impiegarci fino a otto mesi se i gradi sono 18°C. Questo aspetto ha un impatto non solo sui tempi di produzione, ma anche sulla materia per portare avanti la coltivazione e si traduce quindi in una maggior richiesta di acqua e mangimi.

Un secondo aspetto importante è l’energia necessaria per la creazione di un clima ideale. Gli insetti sono animali pecilotermi, in altre parole la loro temperatura interna varia con il variare di quella esterna. Ma come può influire questo sulla richiesta di energia? In un processo che ha bisogno di una grado di calore costante, questo aspetto degli insetti non è di aiuto poiché, non potendo contare sulla loro stabilità termica, si rende necessario l’utilizzo di incubatori, armadi di temperatura, o camere con ventilatori di calore che assicurino e mantengano il clima adatto.

Riuscire a sostituire il mangime industriale per gli animali da allevamento con quello creato con gli scarti alimentari può aiutare notevolmente a ridurre l’emissioni di CO2.

In che modo?

Partiamo dalla soia, uno dei principali elementi dei mangimi moderni. Secondo i dati FAO oltre il 70% della produzione mondiale è usata come alimento negli allevamenti, in particolare di pollame e suini. Produzione che, dai dati emersi da una ricerca del WWF sul prezzo nascosto delle coltivazioni di soia, ha richiesto nel biennio 2013-2014 113 milioni di ettari destinati alla coltivazione, spesso ricavati da spazi precedentemente occupati da foreste, come è accaduto in Amazzonia o nella foresta Atlantica. “Dai lavori che ho condotto da biologo nei tropici – racconta Phil Taylor –  sono riuscito a vedere con i miei occhi il processo di deforestazione delle foreste pluviali, sradicate per fare spazio prevalentemente alla soia e all’olio di palma. Questo sistema del cibo non è sostenibile in particolare per le comunità locali”

La fuoriuscita di CO2 intrappolata negli alberi e nel suolo che viene rilasciata nel momento dell’abbattimento e della trasformazione del terreno da boschivo ad agricolo. In secondo luogo, per l’eliminazione di piante in grado di convertire l’anidride carbonica in ossigeno.