Giulio Giorello, uno dei massimi esponenti di filosofia della scienza esistenti, formatosi alla scuola di Ludovico Geymonat, in un articolo pubblicato sulla terza pagina del Corriere della Sera, quella dedicata alla cultura, con Machiavelli offre una riflessione sull’ambiente.

Partendo da un verso di Niccolò Machiavelli che, nella sua opera Il Principe valuta il peso della sorte sugli eventi che riguardano l’uomo, Giorello, dopo una carrellata storica sul peso della potenza assoluta di Dio contro l’impotenza degli uomini, valuta quanto la sorte o fortuna pesi sulla riuscita delle azioni umane. Egli dice: “…la fortuna può sempre schiacciare la virtù proprio a causa della grande variazione delle cose: come dire che, si tratti di politica, di scienza o di tecnica, l’ambiente – nel senso più ampio della parola – è ben più forte e ricco di chi aspirerebbe a dominarlo.

E poi continua ricordando che il machiavelliano Principe è un “saccheggiatore”, ma, nonostante questa sua tendenza può resistere ai più testardi tentativi di dominare l’ambiente. Machiavelli giustificava questa rinuncia con una motivazione quasi ecologica, paragonando la fortuna (la versione laicizzata di Dio) “a uno di questi fiumi rovinosi, che quando si adirano allagano i piani, rovinano gli albori e gli edifizi”  e all’uomo non rimane altro che la fuga. Ma. siccome fuggire è una vergogna, meglio mettersi nelle condizioni di non fuggire. E allora, ?”quando il fiume è quieto, non può forse un buon ingegnere progettare argini e ripari in modo che l’impeto delle acque non sia così dannoso o licenzioso”?

Giorello passa poi dalla storia all’Italia di oggi e qui emerge il suo pensiero…?”Il segretario fiorentino aveva in mente soprattutto la deplorevole situazione della penisola sotto il profilo delle istituzioni sia di pace sia di guerra. Ma perché non rivolgere gli occhi all’Italia di oggi? Il nostro è un Paese al tempo stesso di intollerabile corruzione e di sfascio del patrimonio paesaggistico e artistico, e quindi ci è lecito concludere che l’ammonimento machiavelliano parla ancora alle nostre torpide coscienze.

In altre parole noi italiani continuiamo a non volerci rendere conto del pericolo che corriamo con il nostro comportamento di inerzia in politica e nei confronti dell’ambiente, non ci rendiamo conto che servono interventi mirati per costruire “gli argini” utili per non far traboccare i fiumi altrimenti prima o poi la piena verrà e ci costringerà a fuggire. Dove? Se continuiamo a trattare la nostra madre Terra in questo modo, sarà anche difficile trovare un posto dove rifugiarsi.

(Da un articolo del Corriere della Sera /Cultura, 9 luglio 2014)

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