L’ordinanza del 6 agosto 2008 del Ministero del Lavoro rende obbligatorie l’identificazione e la registrazione dei cani, nel secondo mese di vita, mediante l’applicazione di un apposito microchip. Pur essendo obbligatoria e particolarmente utile in caso di smarrimento o rapimento dei nostri amici cani e gatti, questa pratica non è ancora entrata nella mentalità. Forse perché mancano o in ogni caso sono insufficienti, i controlli da parte delle autorità competenti. La verifica della presenza o meno del microchip viene effettuata attraverso un apposito lettore in dotazione a veterinari, a rifugi o canili sanitari, associazioni che tutelano gli animali e alla Polizia Locale. A Brescia, su una popolazione di quasi 200mila abitanti, è possibile stimare almeno 100mila tra cani e gatti, se non di più. A quanto pare, però, i vigili avrebbero a disposizione solo un lettore per il microchip. Il problema è stato sollevato dall’attivista civico Cesare Giovanardi che ha scritto al sindaco Del Bono per invitarlo ad acquistare altri strumenti.  Anche se, di questi tempi, qualcuno potrebbe storcere il naso, il benessere e la tutela degli animali non devono essere messi in secondo piano. Un cane che si fosse smarrito ma fosse microchippato avrebbe certamente più possibilità di essere restituito al legittimo proprietario piuttosto che essere accalappiato ed essere trasferito in canile o in rifugio in attesa di un adozione. Lo stesso microchip, poi, permette di identificare i proprietari, prevenendo così i casi di abbandono, severamente punibile dalla legge. Inoltre, è un valido deterrente contro i furti o i rapimenti in quanto il cane identificabile non è rivendibile.

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