I prodotti a base di tigre stanno spopolando in Cina. Nel Paese del Sol Levante, sarebbero circa 200 le “fattorie delle tigri” impegnate a confezionare derivati di questi poveri felini che sono diventati veri e propri “status symbol” per la nuova élite cinese. A denunciare la situazione è stato, attraverso un ampio servizio, il “National geographic”. Ad essere ricercati sono non solo la pelliccia o i soliti preparati della medicina tradizionale ma anche la carne di tigre o “specialità” nuove come il “vino di tigre”, ottenuto macerando nel vino le ossa animali e venduto a 500 dollari la bottiglia. Ciò avrebbe significato una vera condanna per questa specie, dal momento che in Cina,  se ne contano solo 3000 esemplari in natura, un numero non in grado di soddisfare l’esigente quanto macabro mercato. Ecco perché si è deciso di creare queste fattorie della morte, spesso mascherate da centri di ripopolamento o da attrazioni turistiche. La popolazione di tigri in cattività è così passata dai circa 20 esemplari del 1986 ai 5-6mila stimati oggi.

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