SPECIALE – Il 15 agosto scorso un cercatore di funghi di Pinzolo, Daniele Maturi, 38 anni, soprannominato «Carnera», dipendente delle funivie di Pinzolo, si trovava nei boschi in località Maniva vicino all’area sciistica Tulot. Secondo la sua ricostruzione dei fatti, che in molti ha lasciato più di una perplessità e che è stata raccontata in questa intervista trasmessa dal telegiornale di Trentino Tv, sarebbe incappato nell’orsa Daniza accompagnata dai suoi due cuccioli e si sarebbe nascosto dietro un albero, forse per osservare la famigliola. L’animale, però, accorgendosi dell’uomo e avvertendolo come un pericolo, avrebbe difeso la sua cucciolata scagliandosi contro di lui, colpendolo con due zampate alla schiena e al ginocchio e mordendo uno scarpone.

La Provincia Autonoma di Trento ha subito reagito parlando della necessità di abbattere l’orsa a causa della condotta anomala, ma è seguito un repentino dietro front, forse “aiutato” dall’insurrezione popolare provocata da tale crudele decisione. Il presidente della Provincia Ugo Rossi ha quindi ripiegato e firmato l’ordinanza di cattura di Daniza, un atto che però è stato di fatto la condanna a morte di questa madre. E’ così iniziata la caccia all’orso, fortemente criticata, conclusasi il 10 settembre in val Borzago, dove il grande plantigrado è stato individuato e accerchiato. Presenti quattro forestali e un veterinario, secondo la Provincia di Trento, che dice inoltre che il dardo che l’ha colpito conteneva una dose di anestetico per un animale di 80 kg, al di sotto dei 106 kg di Daniza, un animale però di 19 anni, non giovanissimo. Qualcosa, come sappiamo è andato storto, ma davvero non ci sono responsabilità e quello che è accaduto è ascrivibile ad una casistica normale?

Ora che Daniza è morta, il pensiero va ai suoi due cuccioli di soli nove mesi. La madre non ha avuto abbastanza tempo per prepararli alle asprezze dell’inverno e ora vagano soli sulle montagne trentine. La Provincia rassicura circa il loro stato, anche se pare mettere le mani avanti circa la possibilità di sopravvivenza dei piccoli. Queste le parole di Claudio Groff, responsabile del servizio Foreste e Fauna dell’ente, in una intervista pubblicata sul sito dedicato al progetto Life Ursus.

Durante un recente tavolo tecnico organizzato dalla provincia con rappresentanti del Parco Naturale Adamello Brenta, tecnici di Ispra, ministero dell’Ambiente, Corpo forestale dello stato, più cinque esperti provenienti da Austria, Slovenia, Norvegia, Croazia e Spagna, è stato annunciato che la cucciola monitorata con marca auricolare ha perso l’apparecchio. Ora verrà monitorata con altre tecniche, di sicuro meno precise.

Se Daniza fosse stata catturata sarebbe finita nel centro faunistico del Casteller, una prigione dedicata agli orsi definiti “problematici”. Non è l’unico luogo di detenzione sul territorio: c’è il Parco faunistico di Spormaggiore gestito dal Parco Nazionale Adamello Brenta e l’eremo di San Romedio. Proprio al Casteller è già detenuta da tre anni una figlia di Daniza, DJ3. E’ stato deciso che questo recinto di tremila metri quadrati sarà la sua casa fino alla sua morte. Questa è la punizione che le è stata imposta per aver vissuto da orso e per aver cercato cibo negli allevamenti nella zona delle Giudicarie. E’ stata considerata un pericolo per la popolazione, un animale irrecuperabile. Quindi condannato dal sistema.

Tutte le disposizioni adottate per la gestione dei plantigradi sono inserite nel Pacobace, il Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali. Si tratta di un documento redatto al termine del progetto, cofinanziato dall’Unione Europea, Life Ursus, per coordinare le azioni relative alla popolazione ursina. Tra il 1999 e il 2002 sono infatti stati rilasciati in questo territorio 9 orsi bruni provenienti dalla Slovenia ( una di questi era proprio Daniza, arrivata all’età di cinque anni). Ora l’attuale presenza si attesta su circa 50 esemplari. Per qualcuno forse troppi. Tant’è che proprio quest’estate, esattamente il 18 luglio, con un perfetto tempismo, è arrivata l’approvazione ufficiale della modifica del Pacobace. Una modifica che ha introdotto il concetto di “orso dannoso” grazie al quale gli animali che “che abbiano una ripetitività di comportamenti e non per singoli episodi di attacco al bestiame, per quanto gravi”, potranno essere muniti di radiocollare, ma anche catturati o abbattuti, se non saranno efficaci le misure di prevenzione. In merito l’assessore Michele Dallapiccola ha detto: “Siamo attenti al turismo culturale e sportivo, ma anche agli aspetti naturalistici. Se da una parte il progetto di reintroduzione degli orsi ha rappresentato un’attrattiva, siamo anche consapevoli delle difficoltà che talvolta comporta per i danni al bestiame”. Ecco, forse siamo arrivati al punto della questione.

Nel 2013 sono state inoltrate al Servizio Foreste e Fauna della Provincia 194 denunce per danni da predatori selvatici. 149 le domande di indennizzo accolte per episodi causati da orsi, costati poco più di 128mila euro. Più modesti i danni imputabili al lupo: 4 episodi per 6.930 euro di indennizzo complessivo. Ma sarebbero anche da considerare, per fare un raffronto, i danni alle coltivazioni causati da cervi e caprioli: 49 episodi per oltre 160mila euro, risarciti però solo nei casi più gravi quindi meno incidenti sulle casse dell’istituzione. Le categorie economiche esposte per quanto riguarda gli orsi sono allevatori, agricoltori e apicoltori. Il Servizio Foreste e fauna promuove misure di protezione per prevenire le incursioni orsine attraverso il finanziamento fino al 90% del costo delle opere o la concessione in comodato gratuito di strumenti di prevenzione e il supporto e la consulenza tecnica agli allevatori. Nel 2013 è stato però effettuato un controllo per verificare l’effettiva funzionalità delle opere realizzate su un campione di 102 casi finanziati. Solo il 51% delle opere controllate sono risultate funzionali e correttamente installate mentre le rimanenti non erano idonee.

Altra questione riguarda lo sviluppo del turismo legato agli impianti sciistici. Quello di Pinzolo- Madonna di Campiglio è uno dei comprensori più ampi delle Alpi e il più esteso in Trentino con 150 chilometri di piste. Un’area in espansione, che cerca di intercettare le preferenze dei turisti attraverso le innovazioni in fatto di impianti e di piste. Alla fine del 2011 è stata inaugurata l’imponente telecabina Pinzolo Campiglio Express, diventata punto nodale della Skiarea. In 16 minuti la struttura collega Pinzolo a Madonna di Campiglio, che oltre ad aver ampliato recentemente il suo snowpark ha anche realizzato nuove piste. Da qui poi si può poi continuare a sciare anche verso Folgarida-Marilleva. Un anno prima aveva inoltre aperto i battenti l’impianto funiviario Tulot (i più attenti noteranno che abbiamo già citato questa località, perché proprio qui è avvenuta l’aggressione al cercatore di funghi Daniele Maturi). Questa già enorme area tolta ai boschi, ha rischiato di veder aumentare ulteriormente la sua estensione poiché nel 2013 la Comunità di Valle delle Giudicarie ha approvato un Documento preliminare del Piano Territoriale di Comunità che prevede la possibilità di ampliare le aree sciistiche della valle, in particolare con nuove piste nella Val Nambino, ai 5 Laghi e Serodoli. Località di grande pregio ambientale e naturalistico in cui si sarebbe voluto realizzare un vero scempio. Un progetto fortunatamente per ora messo in un cassetto, dormiente, su cui però non si può abbassare la guardia.

Il legame fra la frettolosa e disastrosa cattura di Daniza e gli interessi degli impianti sciistici non è provato. Si tratta di un’ipotesi. Merita però una riflessione attenta. Noi l’abbiamo fatta soprattutto dopo aver trovato questa cartina tratta dal Rapporto Orso 2013 redatto dalla Provincia Autonoma di Trento. Qui vedete la localizzazione territoriale degli orsi, cioè le zone in cui è registrata la loro presenza. Ebbene, non c’è bisogno di essere maliziosi per notare che l’area coincide quasi perfettamente con una porzione di territorio fortemente occupata da impianti sciistici.

Seppur innovativo e quasi unico nel suo genere, il progetto Life Ursus e la sua successiva gestione sono finiti nel mirino delle critiche per le lacune e la mancanza di comunicazione. Progetti ce ne sono stati, come pure incontri pubblici, ma è ancora poco per assicurare la corretta convivenza fra uomini e grandi plantigradi, soprattutto se si pretende che questi ultimi vivano in habitat frequentati dal turismo.

Occorre essere preparati per gestire l’incontro con un orso. Da rilevare però che quella di Daniza a Daniele Maturi è stata l’unica aggressione vera e propria finora registrata ai danni dell’uomo. In questi anni più che altro ci sono stati episodi in cui gli orsi ( anche Daniza in tre casi), trovandosi faccia a faccia con i vicini di casa umani, si sono mostrati minacciosi, in un atteggiamento insomma atto a difendere il proprio territorio. Questo però non accade sempre. Vi mostriamo per esempio immagini registrate in due diverse situazioni da frequentatori della montagna. In un caso l’orso addirittura passa correndo vicino ad un escursionista, impassibile, senza degnarlo di uno sguardo. Nell’altro l’incontro ravvicinato si risolve con un orso che indietreggia fino a scappare via.

Dopo queste considerazioni pare, e non solo a noi, che quella di Daniza rimanga una vicenda, che da qualsiasi parte la si guardi, lascia qualche ombra.

Daniza è morta e il suo è stato il sacrificio più naturale per qualsiasi essere vivente. Ha risposto all’istinto primordiale di difendere i suoi cuccioli. Si è comportata non tanto da orso, ma da madre. Una madre generosa che è finita sul patibolo. Una morte che vorremmo non fosse totalmente vana, ma che avesse perlomeno l’effetto di risvegliare le coscienze e mantenerle vigili sulla necessità di preservare la natura, la coesistenza fra specie, la vita.

Isabella Caccialanza

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