Sono quasi 30 i Paesi altamente vulnerabili di fronte ad epidemie come quella di Ebola e il futuro di milioni di bambini è a rischio. Questa la “sveglia”  di Save the Children – l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini a rischio e difendere i loro diritti –  nel nuovo rapporto: “A Wake Up Call: Lessons from Ebola for the world’s health systems”, che vuole far luce sull’attuale situazione in cui versano i sistemi sanitari dei paesi più poveri del mondo. L’epidemia di Ebola in Liberia, insieme a Sierra Leone e Guinea, è costata già 9.000 vite e ha richiesto una straordinaria risposta internazionale che ha contribuito a contenerla. L’attività di soccorso internazionale per l’epidemia di Ebola in Africa occidentale è infatti costata 4,3 miliardi di sterline, mentre il rafforzamento dei sistemi sanitari di quei paesi ne sarebbe costato 1,58 miliardi. “Un sistema sanitario solido avrebbe potuto fermare Ebola. Avrebbe potuto risparmiare migliaia di vite dei bambini e miliardi di sterline”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Senza operatori sanitari qualificati e senza un sistema sanitario funzionante sul posto, è più probabile che un’epidemia possa diffondersi attraverso i confini internazionali, con effetti catastrofici”.??Sono infatti 28 i Paesi al mondo che hanno sistemi sanitari ancora più a rischio di quello della Liberia. Secondo la ricerca di Save the Children due elementi fondamentali vanno tenuti in considerazione nel rischio di nuove epidemie. La popolazione mondiale è sempre meno stanziale e sempre più in movimento e questo intensifica la minaccia di epidemie di malattie infettive. A questo si deve aggiungere la nascita ogni anno di due nuove malattie zoonotiche, cioè quelle malattie che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo. Sulla base di questi due elementi, è fondamentale investire in sistemi sanitari più forti per evitare la diffusione di virus che possano diffondersi più velocemente anche di quanto è stato per l’epidemia di Ebola.??“Il mondo si è svegliato di fronte all’epidemia di Ebola, ma ora è fondamentale che si faccia luce anche sullo scandalo dei sistemi sanitari deboli, che rischiano non soltanto di non essere in grado di fermare la diffusione di nuove malattie, ma che contribuiscono anche alla morte di 17.000 bambini ogni giorno, che muoiono perché non riescono ad essere curati da malattie prevenibili, come la polmonite o la malaria”, spiega ancora Valerio Neri.??La classifica realizzata nel rapporto di Save the Children tiene conto di una serie di fattori caratterizzanti per un sistema sanitario, come il numero di operatori sanitari,  la quantità di spesa pubblica dedicata alla salute e il tasso di mortalità di ciascun paese. In questa classifica la Somalia ha il punteggio più basso, seguita da Ciad, Nigeria, Afghanistan, Haiti, Etiopia, Repubblica Centrafricana (CAR), Guinea, Niger e Mali. In Afghanistan, ad esempio, la spesa pubblica per la sanità è solo di 10,71 dollari a persona all’anno, rispetto ai 3.099 dollari del Regno Unito. In Somalia c’è un operatore sanitario ogni 8.297 persone, in confronto sempre al Regno Unito dove vi è un operatore ogni 88 persone.??“Oltre alla ricostruzione dei sistemi sanitari di Liberia, Sierra Leone e Guinea, ormai crollati dopo l’epidemia di Ebola, è necessario un impegno chiaro da parte della comunità internazionale per la copertura sanitaria universale per tutti i paesi”, conclude Valerio Neri. “Deve valere il principio per cui ogni persona e non soltanto chi può permetterselo,  ha il diritto di avere accesso all’assistenza sanitaria essenziale”.?Per questo Save the Children chiede che i Paesi incrementino il gettito fiscale al 20% del Pil e riservino almeno il 15% del loro bilancio nazionale ai sistemi sanitari; che i donatori assicurino che gli aiuti siano meglio allineati e contribuiscano alla costruzione di un sistema completo di assistenza sanitaria di base, che i leader mondiali si impegnino per porre fine – entro il 2030 – alla mortalità infantile, neonatale e materna per cause prevenibili.

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