Isde: bruciare Css nei cementifici è dannoso per ambiente e salute

A distanza di due anni, si torna a parlare del decreto che consente l’utilizzo di Combustibili solidi secondari (Css) nei cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale. Per Isde Italia, associazione medici per l’ambiente, bruciare Css nei cementifici, non conviene né all’ambiente né alla salute. I cementifici, infatti, inquinerebbero di più degli inceneritori, in quanto si tratta di impianti in cui i limiti di emissione per gli inquinanti gassosi è da 2 a 9 volte maggiore, mentre per i microinquinanti (diossine e metalli pesanti) i limiti sono gli stessi. Medici per l’Ambiente  riferisce che bruciando Css invece di combustibili fossili si riducono di poco le emissioni di Co2 mentre aumentano le emissioni di metalli pesanti. Sempre secondo Isde Italia, “se si volesse realmente affrontare il problema della sostenibilità dei cementifici allora sarebbe opportuno proporre il divieto di utilizzo di alcuni combustibili, come il pet-coke e imporre limiti di emissione più restrittivi”. L’Italia, “è attualmente al terzo posto in Europa per numero di inceneritori operativi e, soprattutto, ha il maggior numero di cementifici in Europa”. “Questa legge raddoppia la potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti sparsi su tutto il territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per incenerimento di rifiuti e contravvenendo alle più recenti direttive europee, che chiedono ripetutamente agli Stati membri l’abbandono completo dell’incenerimento entro il prossimo decennio”. Secondo Isde, “i rifiuti non vanno bruciati ma vanno avviati al recupero di materia” ma la politica “ha preso una strada diversa”. Per il settore cementiero, “bruciare Css conviene perché costano meno dei combustibili fossili” mentre invece, “bisognerebbe spingere sull’utilizzo del metano come fa l’Ungheria”.