Oltre 5mila i delfini catturati e massacrati, solo negli ultimi cinque anni, nella baia giapponese di Taiji, durante la caccia annuale contro cui più volte si sono sollevate proteste internazionali. Taiji è nota per la mattanza di balene e delfini finita sotto i riflettori di tutto il mondo dopo l’assegnazione del premio Oscar 2009 al documentario “The Cove”, una brutale denuncia video del massacro dei mammiferi acquatici nella piccola località giapponese. La protesta questa volta arriva perfino dalla World Association of Zoos and Aquariums (Waza), l’associazione internazionale di zoo e acquari, che ha deciso all’unanimità di sospendere l’affiliata giapponese. Già l’anno scorso l’associazione internazionale aveva proposto una moratoria di due anni al Giappone, rifiutata. La sospensione è stata accolta e spalleggiata favorevolmente da numerose associazioni ambientaliste tra cui gli attivisti di Sea Shepherd che in una nota affermano che il vero motivo della caccia di Taiji è economico, infatti un delfino catturato per l’acquario può essere venduto anche per 100mila dollari. L’annuncio della Waza era atteso da tempo dalla Sea Shepherd, nonostante la loro forte opposizione al confinamento in cattività di specie intelligenti e socialmente complesse come balene e delfini negli acquari Waza.

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