Dalla Puglia al Piemonte passando per la Sicilia, l’Emilia Romagna o l’Umbria, non si salva nessuno. I Centri di recupero per la fauna selvatica sono a rischio lungo tutto lo Stivale. E, a dare la mazzata finale a queste strutture, che raccolgono ogni anno decine di migliaia di animali in difficoltà, c’è l’abolizione delle Province, con la conseguente perdita dei già esigui finanziamenti. Sono un centinaio circa i centri, spesso gestiti da associazioni di volontariato, distribuiti lungo la penisola, a cui arrivano diversi tipi di animali, dai rapaci ai caprioli, dai ricci alle tartarughe, vittime di qualche trauma causato dall’uomo, con la caccia o per incidenti stradali. I centri più grandi arrivano ad accogliere oltre mille animali l’anno e quasi tutti, affermano le associazioni come l’Enpa, sono in forti difficoltà economiche. In qualche caso, come in Sicilia, i finanziamenti vengono dalla Regione; ma dal 2012 non vengono erogati, mentre ci sono centri, come l’unico censito in Umbria, che dipendono totalmente dal Corpo forestale, che però è destinato come le province a sparire. Segnalazioni di difficoltà vengono anche da Regioni con meno difficoltà economiche, come le Marche o la Lombardia o lo stesso Veneto.

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