Torna sui propri passi il Governo dello Zimbabwe revocando parzialmente il divieto di caccia relativo a leoni, leopardi ed elefanti, imposto settimana scorsa dopo le roventi polemiche seguite all’uccisione del leone simbolo dello stato africano: Cecil. In un comunicato diffuso dall’Associazione delle guide e dei cacciatori professionisti dello Zimbabwe si legge che il divieto di caccia grossa resta in vigore in alcune zone, come quella in cui sono stati uccisi di recente due leoni tra cui Cecil e in due zone nel parco naturale Hwange.  I cacciatori locali e i loro clienti stranieri dovranno essere accompagnati da guardie dei parchi nazionali, per poter ammazzare leoni, leopardi ed elefanti, ha riferito l’associazione. Nonostante questa presa di posizione del Governo dello Zimbawe, il suo presidente, Robert Mugabe ha ancora pubblicamente criticato duramente l’uccisione del leone Cecil: «Questi vandali vengono da tutto il mondo e vogliono distruggere le nostre risorse naturali. Gli animali non dovrebbero essere uccisi con un’arma né con una freccia. È un peccato – ha affermato il presidente – Avevo sette o otto anni quando mi hanno proibito di uccidere un animale con arco e frecce. Mi hanno detto che si trattava di creature di Dio che non possono essere uccise». Una contraddizione interna allo stato africano davvero difficile da comprendere, anche alla luce del fatto che lo stesso presidente dello Zimbabwe, per la festa del suo compleanno lo scorso febbraio, ha fatto uccidere due elefanti servendo poi agli invitati la loro carne.

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