La costruzione del canale del Nicaragua, un percorso navigabile tra il Mar dei Caraibi (Oceano Atlantico) e l’Oceano Pacifico approvato nel 2013 dal governo nicaraguense minaccia la terra, l’ambiente e i contadini che abitano quelle zone. Per questo Francisca Ramirez, coordinatrice del Consejo Nacional para la Defensa de la Tierra, el Lago y la Soberanía, ha annunciato per il mese di settembre una grande manifestazione nella capitale nicaraguense a difesa della terra minacciata da questa costruzione. L’obiettivo è quello di ripetere il successo della protesta del 2013, che aveva visto la presenza di 30mila dimostranti a Juigalpa contro il progetto che travolge e devasta terre, acqua, aree marittime e risorse naturali senza nemmeno compensazioni ambientali o economiche, come confermano gli oppositori tra cui Mónica López Baltodano, giovane avvocatessa nicaraguense, fa parte di un gruppo di 183 persone che ha presentato ricorso alla Corte Suprema del paese elencando 31 eccezioni di incostituzionalità nel passaggio della legge che lo prevede, approvata in una settimana. La costruzione, però, è iniziata nel dicembre 2014 e costerà 50 milioni di dollari ma anche gli scienziati hanno criticato fortemente il progetto, oltre al fatto che oltre 250mila contadini stano per perdere le loro terre e l’ambiente non si riprenderà più.

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