Il ritorno a scuola è spesso vissuto come un incubo da alcuni genitori ed insegnanti di piccoli afflitti da particolari problemi, soprattutto se soffrono di allergie alimentari. Queste, infatti, sono in continuo aumento e, nonostante le cifre in crescita (solo nel Lazio sono almeno 50.000 i bambini allergici ad alimenti), le scuole apriranno i battenti del tutto impreparate. Il servizio, in particolare, è messo in difficoltà dalle varietà delle patologie. Non solo: in Italia manca una normativa unitaria che regolamenti come gli insegnati debbano intervenire in caso di reazioni allergiche gravi dovute all’assunzione accidentale di alcuni alimenti. La questione più delicata riguarda infatti la possibilità per gli insegnanti di somministrare farmaci ai bambini colpiti da una crisi. Esiste per esempio “una” celiachia, e quindi “una” dieta per celiaci, ma ne manca una altrettanto precisa per ogni allergia alimentare che colpisce i bambini. Nel nostro Paese, inoltre, non esiste una banca-dati sul numero di certificati per allergia alimentare, che da un’informale indagine svolta presso alcune scuole materne pare si aggirino attorno all’8%: una percentuale ben più alta di quella degli allergici. Ecco perché molti genitori e molti insegnanti sono fortemente preoccupati. Proprio per questo nelle scuole di Torino e Milano sono stati avviati progetti di formazione a opera di associazioni di genitori, allo scopo di formare gli insegnanti e gli educatori a conoscere, prevenire, riconoscere e saper trattare le reazioni conseguenti all’assunzione accidentale di alimenti allergenici. 

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