Comincia oggi a Taranto davanti alla Corte d’Assise la prima udienza del processo Ilva, “Ambiente Svenduto”. Il processo più vasto e importante in materia ambientale, in termini di numero di persone coinvolte e di gravità di reati contestati. Il Gup Gilli aveva chiesto e ottenuto il processo per 44 persone fisiche e per tre società appartenenti alla famiglia Riva: Ilva S.p.A., Riva Fire e Riva Forni Elettrici. Tra i rinviati a giudizio eccellenti Emilio Riva (deceduto), Nicola Riva e Fabio Riva (proprietari ed amministratori Ilva); l’ex Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola (SEL); il Sindaco di Taranto Ippazio Stefano (SEL); l’ex Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido (PD); l’ex Presidente dell’Ilva (ed ex prefetto di Milano) Bruno Ferrante; due ex direttori dello stabilimento, Luigi Capogrosso ed Adolfo Buffo; l’ex addetto alle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archiná; il direttore dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (ARPA) Giorgio Assennato; l’ex consigliere regionale Nicola Fratoianni (SEL); il consigliere regionale Donato Pentassuglia (Pd) e l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva (Pd). In aggiunta, l’ex capo della segreteria tecnica del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, Luigi Pelaggi, e Dario Ticali, ex presidente della commissione ministeriale che in illo tempore aveva rilasciato l’autorizzazione integrata ambientale all’Ilva. Don Marco Gerardo, ex segretario dell’allora Arcivescovo di Taranto Benigno Papa e l’ex consulente della Procura di Taranto, Roberto Primerano, hanno scelto il rito abbreviato e non entrano quindi in questo processo. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati comminati 10 mesi di reclusione; a Primerano, 3 anni e 4 mesi per falso ideologico. Prosciolti dalle accuse l’ex Assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro (IdV), Giovanni Bardaro, luogotenente dei Carabinieri, e Donato Perrini, legale di Conserva. Oggi, quindi, al banco di prova il mondo politico. La sinistra del Partito Democratico e quella di SEL, nella persona del suo stesso Presidente, coinvolto pesantemente nell’affaire Ilva-Taranto e balzato alle cronache per l’irridente telefonata nei confronti del giornalista tarantino Luigi Abbate, con Archinà, uomo di fiducia dei Riva. Appare ideologicamente difficile da accettare in ambito processuale, come giustificazione all’atteggiamento di Vendola e degli altri imputati, una linea politica basata sulla scelta di voler affermare la prevalenza del diritto al lavoro rispetto a tutti gli altri diritti. Sono stati e sono ancora gli operai e le loro famiglie a pagare il prezzo altissimo di un lavoro che non protegge e che nega loro i diritti primari.

(di Antonia Battaglia – da “Micromega”)

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