44 milioni di animali ogni anno, solamente in Francia, vengono immobilizzati in piccole gabbie, in uno spazio grande come il loro corpo, dove non possono nemmeno aprire le ali e alimentati con enormi razioni di cibo, inserite direttamente nello stomaco con un lungo tubo metallico, per ottenere la massa di “carne” che costituirà il paté, da molti considerato una prelibatezza. In pratica, le oche vengono  fatte ammalare attraverso un’alimentazione forzata, chiamata ‘gavage’, che provoca, in pochi giorni, con nutrimenti eccessivi e ricchi di grassi, un’infiammazione del fegato e una conseguente lipidosi epatica. Questa metodica è vietata nell’Ue, perché considerata crudele verso gli animali, ma  tollerata dove è già una “pratica corrente”, accettata per soddisfare chi, in realtà, non sa cosa si nasconda dietro quello che mangiano a danno degli animali. Anche quando la legge viene rispettata, infatti, l’atroce  trattamento causa problemi respiratori, vomito, diarrea, ferite alla gola e all’esofago degli animali. Al macello ci sono anatre che sembrano coscienti e ancora si muovono mentre muoiono dissanguate”, secondo i responsabili di Essere Animali, l’associazione che promuove un cambiamento culturale, sociale e politico volto a superare tutte le forme di sfruttamento nei confronti degli animali, i cui attivisti si sono infiltrati in alcuni allevamenti dei Pirenei francesi per documentare la produzione di foie gras. Ma nemmeno la tradizione può giustificare simili crudeltà. Di fronte a queste immagini è importante lanciare un forte segnale, per questo i rappresentanti dell’associazione chiedono ai supermercati che in Italia ancora vendono foie gras di cessare le vendite. Ognuno di noi può contribuire a porre fine a questa violenze, visitando stopfoiegras.org e firmando la petizione. Perché anche una piccola azione può fare la differenza.

1 risposta

  1. cristina cadeddu

    è un orrore che deve finire una vera vergogna che possano esistere questi allevamenti di crudeltà verso degli esseri indifesi, mi auguro siano in tanti ad indignarsi.

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