C’era un mattatoio da incubo nella Hudson Valley, a New York. Le mucche e i maiali della fattoria venivano affettati con le motoseghe, i pezzi dei cadaveri erano ammassati uno sull’altro sotto pavimenti di sangue, e gli spazi nei quali si trovavano i vivi erano terrificanti. E’ servito il lavoro di più associazioni, dal «Farm Sanctuary», al «Skylands Animal Sanctuary», dal «Woodstock Animal Sanctuary» al «Catskill Animal Sanctuary», per fermare il macellaio americano e portare via oltre 160 animali dalla fattoria lager. «Il nostro è stato un salvataggio di emergenza – dice Susie Coston, direttrice del “Farm Sanctuary” -. Ma le immagini choccanti che ho visto mi perseguiteranno per tutta la vita». Lei, con la collaborazione del rifugio «Hudson Valley» e di altri attivisti, ha fatto irruzione nella fattoria, scoprendo le modalità di uccisione di capre, pecore e bovini, e quelle di detenzione dei sopravvissuti, che erano malati, con gli occhi rossi, e rischiavano di morire di fame. Il macellaio accusato di maltrattamento, affittava la fattoria per commerciare carne fresca. Ma gli abitanti della Hudson Valley non immaginavano che lui, in una stanza adiacente ai fienili sporchi, uccidesse le specie allevate in maniera così atroce. «E’ stato come entrare in un immondezzaio di animali – prosegue Susie Coston. Non è stato semplice, ma siamo riusciti a salvarli dalle loro orribili vite». Quelli che necessitavano di urgenti cure veterinarie, sono stati portati alla clinica della «Cornell University», a Ithaca, nello stato di New York. Gli altri, in condizioni migliori di salute, sono stati portati nei rifugi americani che hanno partecipato al salvataggio. «Siamo stati in piedi ventiquattr’ore per aiutarli – racconta Coston – ma siamo riusciti a nutrirli, oltre a pulire gli spazi e le mangiatoie, per garantire a tutti loro una nuova vita».

(da “La Stampa” – Lazampa.it)

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