Si aggrava l’emergenza umanitaria in Sud Sudan. Oltre 30mila persone rischiano di morire di fame mentre decine di migliaia di altre sono a rischio carestia. Questa la denuncia delle Nazioni Unite che fotografano la situazione in un paese dilaniato da 22 mesi di guerra civile.Il Sud Sudan – nato il 9 luglio del 2011 il più giovane Stato del mondo – sta attraversando la fase peggiore della sua esistenza dopo che nel dicembre del 2013 è scoppiato un drammatico conflitto etnico tra le forze governative del presidente Kiir, di etnia dinka, e quelle fedeli all’ex vicepresidente Machar, di etnia nuer. Nel gennaio del 2011 il 99% dei votanti si era espresso per la secessione in un referendum indetto dopo la fine nel 2005 della guerra civile sudanese tra il nord musulmano e il sud cristiano, durata oltre vent’anni. Ma il governo di Giuba non è mai stato in grado di governare efficacemente a causa della frammentazione etnica e di un controverso accordo con il Sudan per la gestione e la vendita del petrolio. Risorsa quanto mai ambivalente e in grado di produrre ricchezza e sventura nei paesi del Terzo mondo che affondano radici in ingenti depositi di questo liquame fossile che aziona i meccanismi fondamentali del mondo industrializzato. E, di conseguenza, la sua strategica avidità.A quattro anni dall’indipendenza, in Sud Sudan si continua a combattere una feroce guerra civile iniziata alla fine del 2013 e gli analisti dubitano che alle porte si stia per intravedere una soluzione credibile. Morte per fame e carestia, apocalitticamente, ringraziano. (Immagini Afp)

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