Il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti chiude definitivamente i battenti alla ricerca sugli scimpanzé. Già due anni fa 310 primati erano stati dismessi, ma l’agenzia aveva mantenuto 50 scimmie, che potevano essere usate solo nei casi di emergenze per la salute pubblica e per ricerche volte alla protezione di questa specie. Adesso, anche questi ultimi esemplari verranno rilasciati. Questo risultato è stato possibile grazie alle proteste animaliste e al ruolo decisivo che hanno le Istituzioni. I movimenti per la tutela degli animali, infatti, si sono scagliati senza sosta  contro l’NIH, quando questo ente aveva autorizzato un laboratorio texano, a utilizzare un gruppo di anziani scimpanzé del New Mexico per condurre alcune ricerche. Successivamente, alcuni senatori hanno chiesto all’Institute of Medicine di esprimersi sulla questione, e la commissione incaricata ha dichiarato gli scimpanzé non necessari per gli studi sul cancro, l’HIV/AIDS o altri mali (con le sole eccezioni, purtroppo, di investigazioni per l’epatite C e alcuni anticorpi). Una vittoria importante, oltreoceano, che crea un precedente e che dimostra, ancora una volta, come etica, coscienza animalista e impegno politico debbano essere portati avanti insieme, dalla società civile, per il bene di tutti.Purtroppo l’utilizzo di questi “cugini” viene giustificato per ricerche di vaccini e investigazioni neurologiche, per le quali, come per tutta la sperimentazione sugli animali, non esiste alcuna attendibilità scientifica, ma solo biechi interessi economici. La LAV ha ottenuto il divieto nazionale di ricorrere alle scimmie antropomorfe – come scimpanzè, gorilla, bonobo, orangutan –  per la vivisezione, ma i primati e tutte le altre specie sono ancora usate  a milioni, e continueremo a fare di tutto per fermare questa pratica immorale e inutile.

 

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