La salute dei popoli come barometro del progresso mondiale. A questo sostanzialmente punta il progetto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che analizzando 28 target ideali di salute planetaria, intende informare l’agenda politica e guidare le azioni a sostegno della loro implementazione. Da questa necessità nasce l’esaustivo e impressionante apparato del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD), frutto di uno sforzo congiunto di 1.870 collaboratori dislocati in 124 diverse nazioni, che lavorano ad una piattaforma analitica indipendente, condividendo il ‘linguaggio’ di 47 indicatori di salute, confrontabili sia geograficamente che nella verticalità della collocazione temporale. Il GBD fornisce stime di mortalità e di morbilità per causa, età sesso e nazione dal 1990 all’anno più recente in esame (nel caso attuale il 2015). Nel 2015 le nazioni più performanti negli indici SDG correlati alla salute sono state Islanda, Singapore e la Svezia che hanno ottenuto tutte un punteggio complessivo di 85/100. In fondo alla classifica si trovano Repubblica Centrale Africana (punteggio 20/100), Somalia e Sudan meridionale (22/100). L’Italia si colloca al ventesimo posto, con un punteggio complessivo di 78/100. Un voto assolutamente insufficiente il Belpaese se l’è meritato nel campo del sovrappeso dei bambini da 2 a 4 anni (punteggio 39/100). Scarsino il punteggio anche per quanto riguarda la violenza del partner (66/100), un ‘6’ insopportabile anche alla luce dell’inevitabile sommerso. Italoia a pieni voti – con punteggio pieno – invece per quanto riguarda i problemi di arresto della crescita nei bambini al di sotto dei 5 anni, deperimento nei bambini al di sotto dei 5 anni, malaria, NTD (malattie tropicali neglette), acqua, igiene (intesa ad esempio come sistema fognario), inquinamento indoor nelle case, guerra.

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