I vegani ancora una volta nel mirino. “Dagli al vegano” è diventato praticamente uno sport nazionale. Va bene che l’alimentazione libera da crudeltà sia finita anche nel mirino della satira in tv di Maurizio Crozza o dello sconclusionato dello spot di Motta. Significa che un indice chiaro di successo. Ci chiediamo ora se il “dagli al vegano” entri anche nel Palazzo dei Tribunali.

Ora vediamo quello che ha detto l’avvocato Dario Dongo  – è scorretto utilizzare diciture di prodotti a base di carne per prodotti vegetali. Nel mirino ci sono wurstel di tofu, bistecche di lupino, arrosto di seitan, muscolo di grano. L’avvocato ci spiega che secondo il Regolamento europeo 1169 del 2011, “la denominazione dell’alimento è la sua denominazione legale. In mancanza di questa, la denominazione dell’alimento è la sua denominazione usuale; ove non esista o non sia utilizzata una denominazione usuale, è fornita una denominazione descrittiva”. E, quindi, per lui “è palese l’illegittimità di diciture quali salame, salsiccia, bresaola, prosciutto, su alimenti di origine vegetale” e prendendo atto che “le autorità sono prive di strumenti sanzionatori specifici, fatta salva la remota ipotesi di contestazioni di reati”, “gli operatori responsabili farebbero bene ad adeguare con celerità la propria informazione commerciale prima che sia troppo tardi”.

Non guardiamo per un attimo che l’avvocato in questione – scrive l’insostenibile sul sito www.carnesostenibile.it – è promotore del progetto Great Italian Food Trade che tratta anche di import-export di prodotti. Allontaniamoci un attimo dal dibattito se è giusto, eticamente, utilizzare termini d’uso comune riferiti agli animali, come “bistecca”, “crema”, “latte”, per identificare prodotti vegetali. Qui si sta sventolando una polemica autodefinita di “meat sounding”, che questa iniziativa non sia fondata, anche legalmente, lo dimostrano l’esistenza nel normale mercato degli alimenti, e da “sempre”, di prodotti non contestati come il burro d’arachidi o il salame di cioccolato. Perché descrivono compiutamente, senza inganni, di cosa si tratta. Come il carpaccio di mopur.

Il problema, per qualcuno, certo, è che non siamo più “di nicchia”. Ma sempre più popolari. Fatti di gente. Con numeri e storie sempre più importanti e di cambiamento.

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