Le radiazioni che arrivano dal Giappone in Europa, e quindi anche in Italia, sono un problema per la nostra salute. Dai dati disponibili, l’intensità di questa nube non è tale da destare un disastro, nulla a che vedere con quanto accaduto a Chernobyl, e con quanto sta accadendo direttamente in Giappone, dove comunque anche a Tokyo la radioattività rilevata è di sole 5 volte superiore a quella rilevata a Milano.

Il Ministro della Salute a tranquilizzato così i cittadini ”se anche le correnti dovessero trasportare sull’Italia particelle radioattive provenienti dalla centrale di Fukushima, si tratterebbe comunque di quantità infinitesimali, estremamente diluite, che oggi siamo in grado di rilevare grazie agli strumenti sofisticati di cui disponiamo, ma che non avrebbero alcun effetto sulla salute. Si tratterebbe infatti di valori bassissimi, largamente inferiori alle dosi di radioattività naturale”.

L’altro rischio potrebbere derivare dal cibo importato: ma sempre il ministero della Salute ha già informato che gli ispettori frontalieri e gli uffici di Sanità Marittima e di Forntiera, stanno controllando tutti gli alimenti, che arrivano dal Giappone, prodotti e confezionati dopo la data del terremoto, ovvero l’11 di marzo.  I campioni per le analisi vengono inviati ai laboratori dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Puglia e della Basilicata e dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana che eseguono le verifiche necessarie in questo caso.

La possibilità di contagio per coloro che viaggiano accanto a persone provenienti dalle zone interessate dal disastro non è più reale di quello deerivante dalla nube: per essere pericolosa, la persona accanto a noi dovrebbe essere quantomeno uno dei tecnici che hanno lavorato all’interno dell’impianto dopo l’incidente.

L’assunzione di iodio può proteggere la tiroide, che solitamente assorbe tale elemento dall’ambiente, e con esso le eventuali radiazioni, per mettere di fatto a riposo la ghiandola e evitare il rischio di malattie della stessa. Ma bisogna comunque rivolgersi al medico per tale prescrizione o consulto.

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