L’ortofrutta europea è sicura?  Vediamo come Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha analizzato migliaia di campioni di frutta e verdura ( stavolta sono 83.000) forniti da 28 Paesi.

Irisultati in generale possono rassicurare i consumatori: il 97% dei campioni analizzati rispetta i limiti stabiliti dalla Ue. In questa percentuale rientrano sia i campioni totalmente liberi da pesticidi (il 56,3%), sia quelli che qualche traccia, seppure entro i limiti, la contengono (43,4%). Solo l’1,6% dell’ortofrutta made in Ue contiene più residui del consentito, dato che sale al 6,5% per i prodotti arrivati da Paesi terzi.
Dalla penultima indagine sono diminuiti i campioni in regola (dal 99% al 97%); è aumentata l’ortofrutta Ue con troppe tracce di pesticidi per essere venduta (dall’1,4% all’1,6%) e soprattutto è aumentata quella irregolare proveniente da Paesi terzi. Se nel 2013 solo il 5,7% sforava il tetto fissato dalla Ue, nel 2014 il dato è aumentato di quasi un punto percentuale (6,5%).

Persino frutta e verdura biologica sono un po’ meno sicure, anche se l’indagine Efsa conferma l’eccellenza del bio: solo l’1,2% dei campioni supera le soglie consentite (si tratta quasi sempre di rame) contro lo 0,8% dell’anno precedente.

Nel complesso, Efsa ritiene “improbabile” che il consumo di pesticidi possa mettere a rischio la nostra salute. Sia nel breve che nel lungo termine. Ma l’aumento, seppur lieve, dei campioni fuori soglia suona come un campanello d’allarme che l’autorità di settore sembra aver colto. Josè Tarazona, capo dell’unità pesticidi di Efsa, ha detto che adesso bisogna “lavorare per rendere più efficienti i programmi di controllo dei pesticidi”.

Efsa sembra avere le idee abbastanza chiare su come rendere ancora più sicuro il cibo consumato ogni giorno dai cittadini europei. Tra le proposte fatte dall’autorità alla Commissione Ue c’è quella di ampliare la lista dei prodotti da analizzare ai frutti di piccole dimensioni, le bacche, il tè e il miele.

In questi ultimi mesi infatti l’attenzione sul miele è molto alta: il 2016 sarà la peggior annata degli 35 anni in Italia e in diversi Paesi dell’Est europeo. Un disastro che ha diversi responsabili, tra i quali anche i pesticidi neonicotinoidi, che riducono la fertilità delle api di sesso maschile. Oltre a limitarne l’uso in modo ancora più severo, però, è importante anche capire quanti residui di queste sostanze finiscono nel miele destinato al consumo umano.

Un altro settore ancora trascurato, secondo Efsa, è quello dei mangimi destinati agli animali da macello. Se è vero la carne da allevamento è sottoposta a controlli molto rigidi, non si può dire altrettanto del cibo col quale questi animali vengono nutriti: soia, colza e orzo in primis.

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