Cancellata la costruzione di 103 centrali a carbone in Cina

La Cina ha cancellato il piano che prevedeva la costruzione di 103 centrali elettriche a carbone, nel tentativo di limitare la produzione di energia da fonti inquinanti e di puntare sulle energie rinnovabili. Per la Cina, eliminare questo numero di centrali significa tagliare di netto 120 gigawatt di elettricità: questa, infatti, sarebbe stata la produzione complessiva se tutti gli impianti fossero stati ultimati e messi in funzione. Per capire ancora meglio di quali cifre stiamo parlando, basta volgere lo sguardo verso gli Stati Uniti d’America: oltreoceano la produzione di elettricità dal carbone si attesta intorno ai 305 gigawatt.

Lo stop alla costruzione degli impianti è invece da ricondurre all’eccesso di elettricità che questi sarebbero andati a produrre. Secondo i propri nuovi piani nazionali energetici, l’obiettivo cinese sarebbe infatti quello di raggiungere una produzione di elettricità da carbone pari a 1.100 gigawatt entro il 2020. Niente di impossibile, tenendo conto della enorme produzione attuale, che si attesta sui 920 GW. Non fosse che, con questi 103 nuovi impianti completati e messi in funzione, le centrali a carbone in Cina raggiungerebbero l’astronomica produzione di 1.250 gigawatt, oltrepassando nettamente il tetto predefinito. Da questo semplice calcolo, dunque, è scaturito il tardivo ma quanto ben accolto stop del governo. La corsa al carbone, dunque, non si fermerà del tutto. Andrà solo più leggermente più piano.

Il mondo energetico cinese, del resto, sembra sempre di più avere due facce incompatibili. La stessa Cina afflitta da enormi problemi di inquinamento, con un larghissimo numero di centrali a carbone e con continue crisi di inquinamento, è anche il maggior investitore nel campo delle energie rinnovabili a livello globale.

Di certo la cancellazione di queste 103 centrali a carbone non significa che il governo di Pechino abbia deciso di chiudere questo inquinantissimo periodo della sua storia, ma in ogni caso è un’altra stelletta per un Paese che, a partire dal 2015, ha aumentato del 40% la propria produzione di energia sostenibile e rinnovabile, e che ha messo in opera quasi 20.000 turbine eoliche in un solo anno.

Sempre nel 2020, a conti fatti, il 27% della produzione energetica cinese dovrebbe essere di origine rinnovabile – il 55%, invece, sarà comunque da carbone, in lenta discesa. Per completezza va comunque sottolineato che la caduta del carbone in Cina è iniziata già nel 2013: la produzione è infatti calata a partire da quell’anno , come anche la domanda. Dopo le centrali a carbone bloccate sul nascere, probabilmente verrà anche l’ora delle miniere. Si prevede infatti la chiusura di almeno 1.000 giacimenti.