Sacchetti di plastica, la lunga battaglia dell’Europa

I sacchetti di plastica piacciono sempre meno all’Europa. L’ultima nazione in ordine di tempo a vietare l’uso dei sacchetti in polietilene è stata l’Estonia.  Nel 2014 l’Ue si era proposta una riduzione del 50% entro il 2017 dei famigerati sacchetti. Poi si è passati dal limite di 90 sacchetti procapite entro la fine del 2019, ai 40 per il 2025. Dal canto suo, l’Italia ha recepito la direttiva lo scorso novembre. L’esortazione della comunità europea indicava come termine ultimo per i governi il 27 novembre 2016. L’Estonia ci è arrivata solo all’inizio del 2017.

Vediamo come si è allineata l’Italia alle direttive europee per risolvere in fretta il problema. Il 9 novembre 2016 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015 (che ha modificato la direttiva imballaggi 94/62/CE), al fine di ridurre l’uso di borse di plastica leggere (sotto i 50 micron) e ultraleggere (sotto i 15 micron).

L’Italia è stata una dei primi paesi in Europa a vietare per legge i sacchetti di plastica monouso. Dal 2012 sono considerate fuori legge tutte le vecchie buste di plastica. Inoltre, l’obbligo di biodegradabilità è stato applicato ai sacchetti di spessore inferiore a 200 micron destinati al commercio alimentare e 100 micron ad altre merceologie. La norma riguarda solo i sacchetti e le buste di plastica “a perdere” e quindi non si applica alle borse e ai sacchetti che risultano essere riutilizzabili più di una volta.

Quindi, dal 2012 non si possono più utilizzare sacchetti in polietilene non biodegradabili e non compostabili, i nuovi “finti sacchetti ecologici” (oxodegradabili in polietilene) e i nuovi sacchetti in plastica riciclata perché non biodegradabili o compostabili. Sono ammessi sacchetti in mater-bi, in carta, in cotone, juta, tessuto, carta di riso, in prolipropilene, anche in plastica riciclata o in plastica polietilene con uno spessore superiore a 200 micron e quindi riutilizzabili.

La legge n. 116/2014 ha però eliminato il vincolo del decreto attuativo, pertanto, dal 21 agosto 2014 (cioè dall’entrata in vigore della citata legge), la commercializzazione dei sacchi non conformi a quanto prescritto è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.500,00 euro a 25.000,00 euro.

Ora l’Europa chiama anche l’Italia ad essere ancora più stringente sull’utilizzo dei sacchetti in plastica, anche se inferiori ai 200 micron.