Gli studenti in questione non sono dei fanatici del lupo ma vogliono essere «futuri allevatori e non sterminatori». E allora studiano e si impegnano per diffondere «informazioni corrette» sui metodi di «civile convivenza» fra allevatori e lupi. Sono 15 studenti dell’Istituto tecnico agrario Cattaneo di Cecina (Livorno) che si sono rivolti al Wwf per chiedere supporto al progetto ‘Attenti al lupo…living together’.

A guidarli Pierisa Giacopazzi, docente di zootecnia, che spiega gli elementi del progetto: «Informazione capillare sul territorio, con la distribuzione di questionari alla popolazione per capire quanto si sa dei lupi e delle loro abitudini; una riedizione del gioco dell’oca in chiave lupo che deve sopravvivere lungo il percorso fra recinzioni elettrificate (torna indietro di due caselle) e ultrasuoni, tentazioni di mangiare una pecora (se lo fa resta fermo 4 giri mentre se mangia un cinghiale acquista energia e va avanti di 3 caselle) rivolto alle nuove generazioni, dai bambini di scuola primaria, elementari e medie; un pezzo rap per divulgare ai coetanei attraverso youtube la storia di un lupo che parla con un ibrido e lo accusa e di rovinargli la fama e creare odio verso la propria specie.
A fine febbraio gli studenti trascorreranno tre giorni con esperti del parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano dove si sviluppa il progetto Life sul lupo. In maggio ci sarà una conferenza con associazioni di allevatori, caccia, pesca e cittadinanza in cui parleranno dei risultati del progetto». La professoressa osserva che «nella nostra zona per quanti urlano al lupo, al lupo ne dovremmo avere milioni, ne vedono tutti e tutti se ne lamentano. Ma i lupi, ad esempio, non mangiano cassonetti, hanno un eccesso di prede, cinghiali e caprioli, perché dovrebbero mangiare un cassonetto?».

Quando accadono aggressioni «si tratta di ibridi – spiega Giacopazzi – che hanno comportamenti diversi dal lupo e si riproducono di più avendo due calori all’anno contro uno del lupo. I cani inselvatichiti non hanno paura dell’uomo. Attaccare un allevamento o farsi vedere nei paesi, non è da lupo». Maria Antonietta Quadrelli, responsabile Educazione del Wwf che supporta il progetto, conferma il desiderio di questi ragazzi di una «versione green del lavoro, non un allevamento tradizionale ma inserito in una valorizzazione del territorio. I ragazzi sono contrari al bracconaggio perché ritengono che la convivenza con il lupo sia possibile. Uno dei ragazzi – aggiunge – fa parte di una famiglia di cacciatori ma è contrario ad abbattere i lupi perché sono una ricchezza. Sono i cani inselvatichiti il più grande problema per il bestiame».

Quando la scuola ha ospitato la mostra del Wwf «Medwolf» è stata «attraversata da orme di cane e lupo che si intersecavano ma che grazie a una corretta gestione e una corretta informazione, si poi si separavano».

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