La discarica più grande è in Ghana e mette in pericolo migliaia di persone

Un paese splendido, il Ghana, che affaccia a nord del Golfo di Guinea in Africa occidentale, il quale vive da diversi anni una crescita economica interessante: il paese deve infatti una parte della sua fortuna allo smaltimento dei rifiuti elettronici, per i quali il paese africano rappresenta un importante centro di ricezione, riutilizzo, recupero e smaltimento.

Ogni anno il mondo produce oltre 45 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici ed elettrici e una parte di questi finisce dritta dritta in Africa occidentale mentre solo una piccola parte, il 15,5 per cento, viene riciclata con metodi efficienti e sicuri per l’ambiente.

Non molti anni fa al porto di Tema, pochi chilometri ad ovest di Accra, dieci container pieni vennero scaricati da una nave mercantile e lì dimenticati per un paio di mesi: quando qualcuno si è preso la briga di controllarne il contenuto aprendoli si scoprì che questi contenevano rifiuti tossici di provenienza elettronica giudicati “molto pericolosi”. Eventi simili si erano verificati in Costa d’Avorio, in Nigeria e in Togo ma secondo studi recenti il Ghana sembra essere, tra tutti, la vera discarica mondiale dei rifiuti elettronici.

Un interessante reportage di Jacopo Ottaviani realizzato grazie al programma Innovation in Development Reporting Grant della Bill&Melinda Gates Foundation e pubblicato sui più importanti settimanali e quotidiani internazionali, mostra quello che è il lungo viaggio di un rifiuto elettronico. Un viaggio che comincia, ad esempio, quando decidiamo di cambiare televisore o computer o smarphone, o quando un ufficio si libera di vecchie stampanti. Questi, per via degli alti costi di smaltimento e per le opportunità che la loro seconda vita possono dare, vengono spesso stipati dentro dei container e caricati su mercantili in partenza per l’Africa, dove centinaia di intermediari, commercianti, rivenditori, riparatori e imprenditori attendono con ansia la merce preziosa.

Se ne testa il funzionamento, si riparano le componenti deteriorate, e se possibile si riutilizza il riutilizzabile ridando nuova vita a elettrodomestici e beni elettronici di seconda mano. Ma questo non è sempre possibile.

Nella capitale del Ghana, Accra, c’è un’area molto vasta chiamata Agbogbloshie che è una vera e propria discarica a cielo aperto: qui uomini, donne e bambini estraggono come possono il rame, l’alluminio e tutti i materiali destinati a raffinerie e industrie, utilizzando spesso metodi nocivi per l’ambiente o comunque incuranti della tutela della salute umana e ambientale: “Il trattamento dell’e-waste nel rispetto delle leggi per il rispetto dell’ambiente dei paesi sviluppati ne eleva il costo […] i processi altamente inquinanti tendono a migrare verso i paesi in via di sviluppo, dove queste leggi non ci sono” spiega un gruppo di ricercatori dell’Università del Ghana.

Secondo uno studio recente dell’Università delle Nazioni Unite l’esportazione illegale di rifiuti elettronici da Europa e Stati Uniti verso il Ghana è un commercio iniziato oltre 50 anni fa, rappresenta un business da centinaia di milioni di dollari ed ha già fatto danni ingenti a livello ambientale: la laguna Korle, un chilometro a sud dell’area Agbogbloshie di Accra, è un ex zona umida dove oggi giacciono 250 milioni di tonnellate di e-waste.

Diossine clorurate, piombo, ftalati, sostanze chimiche altamente tossiche tutte riscontrate dalle verifiche dei ricercatori dell’Università delle Nazioni Unite, che denunciano i danni all’ambiente e alla salute dei bambini e degli adulti che in questa grande discarica ci lavorano, spesso a mani nude: è dimostrato infatti che molte forme di cancro sono direttamente correlate all’esposizione a tali sostanze, che spesso attaccano l’apparato riproduttivo e producono seconde generazioni spesso con menomazioni al sistema nervoso e problemi nello sviluppo del cervello.

Ufficialmente esportare rifiuti elettronici è illegale in tutta Europa. Eppure i principali esportatori di rifiuti elettronici verso l’Africa sono il Regno Unito e la Germania perché è facile aggirare il problema: basta acquistarli, o venderli, come prodotti di seconda mano.

In Ghana si discute molto, sin qui con pochi risultati, sull’opportunità o meno di normare diversamente il commercio e l’importazione di prodotti elettronici di seconda mano ma uno dei problemi che deve affrontare il paese africano è l’assenza di un’industria elettrica e elettronica locale. La dipendenza dalle importazioni è quindi una necessità per i ghanesi.

Certo, in generale si cerca di arrangiarsi come si può e come dimostra il reportage di Ottaviani la seconda vita che molti elettrodomestici provenienti dall’Europa è sicuramente degna di essere vissuta, per questi prodotti: “Solo attraverso il mercato dell’usato una parte della popolazione può avere accesso alla tecnologia, a competenze tecniche e know-how altrimenti difficili da reperire” ha spiegato Martin Oteng-Ababio, professore del dipartimento di geografia dell’Università del Ghana. E, come tutto, anche questo ha un effetto: Agbogbloshie è uno dei classici slum africani, case basse, fango ovunque e odori pungenti.

Zona povera e inquinata come tante, in Africa e nello stesso Ghana, con una differenza: qui le persone, o almeno la maggior parte di loro, si sostengono smontando pezzo per pezzo ogni rifiuto elettronico che entra nella grande discarica, migliaia di persone che ogni giorno entrano a contatto con metalli pesanti e materiali pericolosi devastando l’ambiente e se stessi per fame. Per necessità.

Nel giugno dello scorso anno sono iniziate le prime operazioni di demolizione dello slum, ma in realtà si è trattato più di repressione che di volontà di cambiamento, visto e considerato che i cumuli di rifiuti sono rimasti lì mentre le ruspe distruggevano le baracche degli abitanti:

“Questi bambini e ragazzi vivono in condizioni di estrema povertà. Arrivano dal nord del Ghana senza alcun appoggio e per non morire di fame sopravvivono così” dice Wolfgang Mac-Din, fondatore di Help The African Child, una fondazione che supporta i bambini di Agbogbloshie fornendo loro, tra le altre cose, una scuola gratuita e mascherine di protezione.

Esistono anche altri progetti per cercare di creare un’alternativa alla morte e alla disperazione degli abitanti di Agbogbloshie: gli scarti elettronici, questo è innegabile, possono essere anche una risorsa e molte associazioni lavorano con la popolazione locale per cercare di incentivare un’attenzione maggiore a se stessi e all’ambiente pur continuando con l’attività di avvoltoi elettronici.