Questa è una scoperta tutta made in Italy, pubblicata recentemente sulla rivista scientifica Neurorehabilitation and Neural Repair, condotta da Pietro Caliandro, dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ma partiamo dall’inizio, vediamo come le aree della corteccia cerebrale comunicano tra di loro, diventando così una rete complessa. Al momento ancora poco si conosce su come questa comunicazione venga influenzata da un evento improvviso e grave come un ictus ischemico.

In futuro, studiando con un elettroencefalogramma le modifiche delle connessioni cerebrali nei giorni immediatamente successivi all’ictus si potrebbero avere informazioni sul grado di recupero che potrà ottenere il paziente e quindi personalizzare le terapie riabilitative.

Isolare e circoscrivere il più possibile l’attività neurale patologica dovuta al trauma e salvaguardare l’attività neurale fisiologica, quella cioè che è ancora sana. È questo il sofisticato meccanismo di autodifesa che mette in atto il nostro cervello subito dopo essere stato colpito da un ictus. In sostanza il cervello cambia lo schema di comunicazione tra le diverse aree cerebrali.

Questo metodo utilizzato nello studio consente di descrivere i cambiamenti di connettività funzionale (l’interazione tra un’area e l’altra del cervello) sia a livello locale (comunicazione diretta tra aree cerebrali vicine), sia a livello globale (comunicazione indiretta tra aree cerebrali distanti). Un cervello efficiente è caratterizzato da forti connessioni sia locali che globali: quest’equilibrio viene modificato dall’ictus ischemico, come emerge dall’analisi degli Eeg dei pazienti.

Durante l’ictus si è visto che si accentuano le connessioni locali e si riducono quelle a distanza per quanto riguarda l’attività elettrica patologica (cosiddetta attività a bassa frequenza). Per quanto riguarda invece l’attività elettrica fisiologica (a maggiore frequenza) si osserva una riduzione delle connessioni locali e un aumento di quelle a distanza. In altre parole il cervello tende a isolare l’attività elettrica patologica e a promuovere le connessioni a distanza nelle frequenze più fisiologiche.

«Tali modifiche della connettività funzionale nella fase acuta dell’ictus, sono probabilmente il frutto di una complessa interazione tra meccanismi legati al danno ischemico e meccanismi di compenso messi in atto dal cervello. L’identificazione di specifici cambiamenti della connettività funzionale, che permettano di prevedere il grado di recupero clinico dopo l’ictus, può consentire la pianificazione di interventi riabilitativi personalizzati». spiega Pietro Caliandro.

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