“Nessuna modifica al Decreto Legislativo 73-2005 per consentire il nuoto con i delfini nei delfinari e/o attività di “pet therapy” con delfini”, questa la richiesta della LAV che ha inviato una lettera ai Ministeri dell’Ambiente, della Salute, delle Politiche Agricole, al Centro di Referenza Nazionale per gli interventi assistiti dagli animali IZS delle Venezie e alla Commissione Scientifica CITES. Assistiamo all’ennesimo tentativo di annullare il divieto di nuotare e di entrare in vasca con i delfini, contenuto nel decreto legge  che disciplina la detenzione dei delfini nei delfinari. Lo scopo dichiarato è quello di consentire, in tal modo, l’autorizzazione di programmi di DAT (Dolphin-Assisted Therapy), in pratica la pet therapy con i delfini, nonostante i dubbi sui risultati clinici di tali “terapie”. Sempre più studi scientifici, infatti, dimostrano come il nuoto con i delfini di individui con deficit neurologici, o di soggetti affetti da patologie fisiche di varia natura, non produca effetti che non possano essere ottenuti con terapie cliniche o con progetti innovativi realizzati grazie alle nuove tecnologie come quelle relative alla realtà virtuale. I rischi sanitari e i problemi di sicurezza (i delfini, anche quando nati in cattività rimangono animali selvatici e sono stati documentati più casi di aggressione nelle attività di nuoto con i delfini, probabilmente causati anche dell’impossibilità di sottrarsi al contatto con l’umano) e le alternative scientificamente valide ed eticamente compatibili sono, infatti, ben descritte da autorevoli società come la Whales and Dolphin Conservation e riconosciuti biologi come il catalano Joan Gonzalvo. “Per questo riteniamo che questa iniziativa sia esclusivamente una tecnica pubblicitaria per aggirare la norma e poi ricondurre questo tipo di interazioni in un secondo momento a mere attività ludiche o di tipo spettacolare (questo ultimo esplicitamente condannato dallo stesso Ministero dell’Ambiente per giardini zoologici, acquari e delfinari) e a beneficio esclusivo di attività private, ormai solo tre nel nostro Paese, inaccettabile per animali già condannati alla reclusione a vita e pericolosa per la salute e l’incolumità pubblica”, ha dichiarato Gaia Angelini, responsabile LAV Area Animali Esotici. L’Accordo Stato-Regioni “Linee Guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali” del 25 marzo 2015, infine, al punto 8 riporta: “Gli animali impiegati negli interventi assistiti appartengono a specie domestiche in grado di instaurare relazioni sociali con l’uomo” prevedendo che “l’impiego di specie diverse da cane, cavallo, asino, gatto, coniglio, saranno valutati dal Centro di referenza Nazionale del Ministero della Salute, sentito il Ministero stesso”.

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